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Falsi incidenti per truffare assicurazione, stangata per 2

 

San Cipriano d’Aversa/Cancello Arnone. Si chiude in via definitiva la vicenda giudiziaria legata ai finti incidenti stradali organizzati per ottenere indebiti indennizzi dalle compagnie assicurative. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati, rendendo irrevocabili le condanne inflitte in appello.

La decisione è stata assunta dalla seconda sezione penale della Suprema Corte, che ha respinto le impugnazioni proposte da Valerio Corvino, 32 anni, residente a Cancello ed Arnone, e da Paolo Riccardo, 34 anni, di San Cipriano d’Aversa. Con il pronunciamento di legittimità viene così confermata la sentenza della Corte di Appello di Trieste, che aveva ribaltato l’assoluzione emessa in primo grado, riconoscendo entrambi colpevoli del reato di frode assicurativa.

In secondo grado, i due imputati erano stati condannati alla pena di un anno e due mesi di reclusione ciascuno, oltre all’obbligo di risarcire i danni nei confronti di una compagnia assicurativa costituitasi parte civile nel procedimento. Una condanna che, con l’ultimo verdetto della Cassazione, diventa definitiva e non più suscettibile di ulteriori impugnazioni.

Nel provvedimento, i giudici hanno ritenuto prive di fondamento le doglianze avanzate dalle difese, giudicandole generiche e non supportate da elementi concreti. In particolare, sono state respinte le censure relative alla mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in appello e ai presunti vizi di motivazione della sentenza di condanna.

La Suprema Corte ha inoltre richiamato un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: nei processi celebrati con rito abbreviato e basati esclusivamente sugli atti delle indagini preliminari, il giudice di appello può riformare una sentenza assolutoria senza procedere a una nuova assunzione delle prove testimoniali, qualora in primo grado non vi sia stata alcuna integrazione istruttoria. Un principio che, secondo i giudici di legittimità, rende pienamente corretto l’operato della Corte territoriale.

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