
CASERTA/AVERSA. Un’unica inchiesta, un mosaico di colpi pianificati con metodo e ambizioni altissime. È questo il quadro che emerge dall’ordinanza che ha portato a 38 arresti per una lunga serie di furti in abitazione tra Campania e Lazio, con la Procura di Napoli Nord titolare delle indagini.
I raid “vip” e il sopralluogo a Roma
Tra gli episodi più clamorosi ricostruiti dagli investigatori c’è la trasferta romana dell’8 gennaio scorso. Non un viaggio improvvisato, ma una ricognizione studiata nei dettagli. Alcuni indagati partono da Napoli, incontrano un referente locale e raggiungono Fregene, zona di ville blindate e residenze di lusso. Qui vengono effettuate brevi soste, sufficienti per osservare, valutare e memorizzare. Dagli accertamenti emerge che tra gli obiettivi potenziali figuravano proprietà riconducibili alla famiglia Fendi e all’attuale governatore della Banca d’Italia. Colpi simbolici, di altissimo profilo, poi accantonati a causa di sistemi di sicurezza ritenuti troppo sofisticati. Una rinuncia tattica, non una resa.
La rete dei gruppi criminali
L’inchiesta disegna una galassia di bande interconnesse, capaci di muoversi tra province e regioni. Tra i principali sodalizi c’è quello guidato da Alfredo Massimo, detto “il Gemello”, indicato come capo e promotore. Con lui Vincenzo Massimo, Alessandro Massimo, Emanuele Marotta e il rider Michele Esposito, che durante le consegne individuava abitazioni da colpire.
Un altro asse è quello della famiglia Caiazza, con Mauro, Pasquale e Antonietta Caiazza, insieme a Dario Marra e Luigi Cavuto, coinvolti in diversi furti tra Villaricca, Melito e Qualiano. Le indagini, supportate da tracciati GPS e intercettazioni, hanno documentato sopralluoghi, soste sospette e l’uso di auto con targhe straniere.
Colpito anche il gruppo dei Grammatico: Giuseppe, Gennaro Grammatico, Pasquale Pisa, Pasquale Maglione, Antonio Leporanico e Giuseppe Agerola, arrestati dopo un colpo a Melito. Utilizzavano persino zaini da rider per camuffare le incursioni.
Altre ordinanze riguardano la banda di Gennaro Rizzo, con Roberto Micillo, Salvatore Cangiano e Aniello Di Napoli, e quella riconducibile ancora a Dario Marra, con Lucio Russo, Maurizio Minichini, Salvatore Autiero, Gennaro Guarracino, Maria Pia Iovine e Luigi Cavuoto. Centrale anche il ruolo dei ricettatori, come Alessandro Russo, attivo nella compravendita illegale di oro e preziosi. La base degli indagati era tra Giugliano, Melito, Villaricca, Qualiano e Sant’Antimo
La provincia di Caserta nel mirino
Se Napoli resta l’epicentro operativo, le carte attestano sopralluoghi e colpi anche in provincia di Caserta, territorio battuto dai ladri durante le fasi di studio e spostamento tra un’area e l’altra e dove hanno colpito. Un dato che rafforza la dimensione sovraprovinciale dell’organizzazione e spiega perché il coordinamento investigativo sia rimasto in capo alla Procura di Napoli Nord, che monitora agro aversano e area nord di Napoli.
Il blitz non ha fermato solo i furti riusciti, ma ha svelato un metodo: osservare, valutare, colpire – o rinviare – con freddezza. Anche quando l’obiettivo è una villa simbolo del potere economico e istituzionale.

