
CASAL DI PRINCIPE. Quando le truffe assumono una dimensione organizzata e garantiscono entrate continue, finiscono per rientrare nei circuiti della criminalità strutturata. È su questo presupposto che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha sviluppato uno dei filoni dell’indagine che, nel dicembre scorso, ha portato di nuovo in carcere Pasquale Apicella, ritenuto dagli investigatori ancora inserito in dinamiche illecite riconducibili al clan dei Casalesi, fazione Schiavone.
Secondo l’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, tra il 2022 e il 2023 sarebbe stato attivo un sistema di truffe nel settore assicurativo, basato su finte polizze Rc auto e coperture temporanee. Le vittime venivano contattate tramite numeri dedicati, chat WhatsApp e call center improvvisati, e indotte a versare somme comprese tra 260 e 580 euro attraverso bonifici, pagamenti istantanei o QR code. Solo dopo il pagamento emergeva l’inesistenza della copertura.
Al centro operativo di questo meccanismo la Dda colloca Emanuela Genova e Armando Maglione, indicati come gestori dei contatti, dei telefoni e delle modalità operative. Le intercettazioni restituiscono un’attività quotidiana fatta di conteggi, incassi e riferimento alle “settimane buone”, ovvero i periodi con maggiori entrate.
Il punto di maggiore rilievo investigativo riguarda il presunto collegamento con Apicella. Secondo l’accusa, una parte dei proventi sarebbe stata destinata a lui e alla moglie Maria Giuseppa Cantiello, con versamenti periodici che avrebbero rappresentato una forma di protezione e garanzia dell’attività, più che un coinvolgimento diretto nella gestione delle truffe. In alcune conversazioni intercettate emergono riferimenti a somme “da dare sopra” e alla disponibilità di telefoni da utilizzare per i raggiri.
Particolarmente significativo, per gli inquirenti, è il valore simbolico del nome di Apicella, evocato come strumento di pressione e tutela. In questo contesto compaiono anche richiami ad ambienti riconducibili all’area Mallardo, a conferma di una rete di relazioni utilizzata come capitale criminale.
Il gip Nicola Marrone, pur riconoscendo la ricezione di somme di provenienza illecita, ridimensiona il ruolo di Apicella, escludendo per lui funzioni di promotore o organizzatore e limitando il coinvolgimento a un periodo circoscritto dal 2023. Le cifre effettivamente incassate risulterebbero inferiori a quelle emerse in alcune intercettazioni.
Resta contestata la ricettazione aggravata, con l’ipotesi che quei proventi abbiano contribuito ad alimentare, seppur in misura contenuta, le risorse del clan. Un quadro che descrive un’economia criminale fatta di piccoli importi seriali, ma capace di generare flussi costanti e di attirare l’interesse della camorra. Come sempre, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.

