
Santa Maria Capua Vetere. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare nei confronti di Vincenzo Addario, 59 anni, residente a Santa Maria Capua Vetere, coinvolto nelle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sulle attività illecite della nuova fazione dei Casalesi guidata da Antonio Mezzero.
La seconda sezione della Suprema Corte, sotto la presidenza di Luigi Agostinacchio, ha respinto il ricorso presentato da Addario contro l’ordinanza emessa dal tribunale partenopeo. Il giudice per le indagini preliminari Nicoletta Campanaro aveva disposto per l’indagato la misura degli arresti domiciliari, ritenendolo responsabile di episodi di estorsione e tentata estorsione, aggravati dall’impiego di metodi mafiosi.
Il ricorrente aveva richiesto il Riesame, sostenendo l’insufficienza di prove concrete e la mancanza di motivazioni valide per la custodia cautelare. Tuttavia, il tribunale di Napoli ha rigettato la richiesta, inducendo Addario a rivolgersi alla Cassazione tramite il proprio legale, contestando errori di diritto e di motivazione.
Nel ricorso, la difesa ha sottolineato che il giudizio di colpevolezza si basava unicamente su una conversazione intercettata di Davide Grasso, uomo di fiducia di Mezzero. Secondo gli avvocati, l’aggressione subita da Addario da parte di Grasso sarebbe stata motivata da ragioni differenti, non connesse ad attività estorsive.
Inoltre, non sarebbero emerse prove di legami diretti tra Addario e altri soggetti indagati, come Michele Mezzero, nipote del capoclan. Nemmeno la vittima delle estorsioni avrebbe mai indicato l’imputato come interlocutore diretto nei confronti intimidatori. La Cassazione ha però ritenuto infondate le argomentazioni della difesa.