
CAPUA. Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, un’autofficina situata a Capua sarebbe stata utilizzata come punto di riferimento per la gestione di veicoli rubati. Le indagini, che potrebbero portare al processo di 31 persone, hanno svelato un presunto sistema di vendita di automobili trafugate o incidentate, intestate a prestanome per mascherarne l’origine.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Daniela Pannone, ha avuto origine dalle attività di un commerciante di auto, deceduto nel frattempo. Secondo l’accusa, l’indagato avrebbe agito con meccanici attivi presso un’altra officina a Santa Maria Capua Vetere. Il loro compito, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato quello di alterare la tracciabilità dei mezzi rubati o di alcune delle loro componenti.
Oltre all’associazione a delinquere, Lillo è accusato di ricettazione, riciclaggio e falso. In particolare, per eludere il pagamento dell’Iva su alcune automobili di provenienza estera, avrebbe presentato a un’agenzia specializzata una fattura apparentemente emessa dalla Auto-park Braunau, permettendone così l’immatricolazione.
I fatti contestati risalirebbero al 2019. Il prossimo novembre si terrà l’udienza preliminare, in cui si deciderà se gli indagati dovranno affrontare un processo.
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