CASERTA. Un’auto ferma sul ciglio della strada, una donna seduta lato passeggero e un amico sparito nel nulla per cercare aiuto. Quando i carabinieri sono arrivati, questa era la scena davanti ai loro occhi. Eppure, secondo la procura di Santa Maria Capua Vetere, quella donna sarebbe stata alla guida con un tasso alcolemico sopra il limite consentito.
Lei, invece, giura di no. Al volante c’era il suo amico, colui che, nella notte dell’incidente, si sarebbe allontanato per trovare una soluzione al guasto della macchina. Un’assenza provvidenziale, che ha lasciato l’imputata da sola sul posto, con una bottiglia di problemi da gestire. L’accusa sostiene che fosse lei a condurre il veicolo prima dello stop forzato, mentre la difesa punta su un classico della strategia giudiziaria: “Non è come sembra!”.
A rendere la vicenda ancora più interessante è il fatto che gli stessi carabinieri, intervenuti quella notte, hanno confermato che, al loro arrivo, la donna era effettivamente seduta sul lato passeggero. Ma questo basta a scagionarla? Il processo in corso dovrà stabilirlo.
Nel dibattimento è stato deciso di ascoltare il famoso amico, l’uomo che, secondo la versione della donna, si trovava al volante prima di sparire nella notte in cerca di aiuto. La sua testimonianza sarà cruciale: dovrà convincere il giudice che non si tratta di un racconto costruito a posteriori per tirarla fuori dai guai. Un compito non facile, visto che l’accusa non sembra intenzionata a concedere sconti e insiste nel ritenere che l’imputata fosse al comando dell’auto fino all’ultimo istante utile.
Mentre si attende l’udienza decisiva, il caso continua a far discutere. Chi ha ragione? La donna, che sostiene di essere stata solo una passeggera di passaggio in una notte sfortunata, o l’accusa, che vede in lei una guidatrice colta in flagrante e ora a corto di scuse? Una cosa è certa: a volte, la parte più difficile non è guidare, ma spiegare perché eri seduto lì.