
SAN CIPRIANO D’AVERSA/GRAZZANISE. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Cipriano D’Alessandro, 62enne di San Cipriano d’Aversa, contro la sentenza della Corte di Assise di Appello di Napoli. Quest’ultima aveva confermato la decisione del G.U.P. del Tribunale di Napoli emessa nell’aprile 2019, che lo condannava, insieme ad Antonio Iovine, a dieci anni di reclusione per omicidio volontario pluriaggravato. Il delitto, avvenuto il 20 settembre 1988 a Grazzanise, aveva avuto come vittima Luigi Capone. La condanna era stata stabilita con rito abbreviato, escludendo la recidiva e riconoscendo la speciale attenuante della dissociazione collaborativa.
Nel suo ricorso alla Cassazione, D’Alessandro (diventato poi collaboratore di giustizia) ha sollevato quattro punti di contestazione. Ha chiesto un maggiore riconoscimento dell’attenuante speciale, ha contestato la mancata esclusione dell’aggravante mafiosa prevista dalla Legge n. 203/91 (non in vigore al momento del reato), ha domandato l’estinzione della condanna per prescrizione e ha lamentato il diniego delle attenuanti generiche.
I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo le motivazioni generiche e prive di fondamento. Hanno evidenziato come la Corte d’Appello avesse motivato in modo adeguato la quantificazione della pena, già ridotta per effetto dell’attenuante speciale e del rito abbreviato. Inoltre, la richiesta di esclusione dell’aggravante mafiosa è stata ritenuta irrilevante, poiché non sollevata in appello e comunque senza impatto sulla pena già definita.
Per questo motivo, la Cassazione ha confermato la sentenza e ha disposto che D’Alessandro versi le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.

