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Ucciso dal gruppo di fuoco del clan, arriva il ribaltone

CASAL DI PRINCIPE. Un’importante svolta giudiziaria ha segnato il processo per l’omicidio di Ferdinando Morza, avvenuto nel 1999 a Casal di Principe, legato a una faida di camorra. La Corte d’Assise d’Appello ha modificato la decisione presa in precedenza, assolvendo Carmine Tamburrino, che in passato era stato condannato per il suo presunto ruolo nel delitto.

Secondo l’accusa, il delitto fu organizzato da Domenico Bidognetti insieme a Giuseppe Setola e Giuseppe Dell’Aversano, che eseguirono materialmente l’omicidio utilizzando una mitragliatrice e un kalashnikov. L’omicidio si inseriva in un conflitto tra il gruppo Cantiello-Diana e la famiglia Bidognetti per il controllo del territorio e delle attività illecite ad esso collegate. Tamburrino era stato inizialmente ritenuto responsabile di aver fornito supporto logistico all’azione omicida, segnalando la presenza della vittima ai sicari.

Il processo ha avuto una lunga evoluzione: Tamburrino era stato assolto in primo grado, ma successivamente condannato a 16 anni di reclusione in Appello. Dopo il ricorso in Cassazione, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio. Ora, con la nuova decisione, è stato dichiarato non colpevole.

Al processo hanno preso parte anche Francesco Cavaliere e i collaboratori di giustizia Domenico Bidognetti ed Emilio Di Caterino, che hanno fornito versioni dei fatti agli inquirenti. Le indagini hanno ricostruito un quadro dettagliato delle dinamiche che portarono all’omicidio, evidenziando il ruolo di vari membri del gruppo criminale coinvolto.

Questa sentenza rappresenta un nuovo capitolo in una vicenda giudiziaria complessa, che ha visto numerosi sviluppi nel corso degli anni. Il caso continua a essere un esempio emblematico delle lotte interne alla criminalità organizzata e delle indagini che ne conseguono.

 

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