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Il giro di droga in carcere nelle mani dei clan: “Qua comandiamo noi”

Carinola. L’inchiesta recente della Dda ha portato alla luce un vasto giro di droga all’interno del carcere di Carinola, orchestrato dai clan camorristici di Pomigliano d’Arco. Le indagini hanno rivelato come il traffico di stupefacenti venisse gestito direttamente dai detenuti, con la complicità di alcuni soggetti esterni e familiari che facilitavano l’ingresso della droga nel penitenziario.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno svelato un sistema ben organizzato, con ordini impartiti dal carcere e smistamento della droga tra i reparti grazie a corrieri fidati. L’eroina, la cocaina e la marijuana arrivavano ai detenuti attraverso pacchi contraffatti, visite pilotate e persino con il lancio di involucri all’interno delle mura carcerarie. Alcuni agenti di polizia penitenziaria sarebbero stati indagati per il sospetto di connivenza con i detenuti.

Le telefonate effettuate dal carcere dimostrano come i clan continuassero a gestire gli affari anche da dietro le sbarre. “Qua dentro comandiamo sempre noi”, affermava un detenuto intercettato mentre dava disposizioni ai suoi affiliati all’esterno. I detenuti davano ordini ai membri del clan all’esterno per il rifornimento e la distribuzione della droga, mantenendo attiva la rete criminale. Il carcere, anziché luogo di riabilitazione, si era trasformato in una base operativa per la camorra.

L’operazione ha portato all’arresto di 27 persone, tra cui diversi minorenni che risultavano coinvolti nel giro di droga. Le autorità continuano a indagare per smantellare del tutto questa rete criminale e garantire che il carcere non sia più un territorio di dominio per i clan.

 

 

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