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Spaccio al bar, stangata per il gestore

MARCIANISE. Stangata per l’ex gestore di un noto bar di Marcianise. Diventa definitiva la condanna a 7 anni e 7 mesi di reclusione per Raffaele Rossetti: la Corte di Cassazione ha infatti dichiarato innammissibile il ricorso. La sua era una delle condanne ancora non passate in giudicato dopo un parziale annullamento del primo pronunciamento d’Appello.

Rossetti aveva gestito dal 2017 al 2018 un bar di Marcianise che era diventato un punto di riferimento per lo spaccio cittadino e non solo. Il processo culminato con la sua condanna scaturisce da una più ampia attività investigativa svolta, dal mese di settembre 2017 al mese di luglio 2018, dai Carabinieri del N.O.R. Sezione Operativa – della Compagnia Carabinieri di Marcianise in collaborazione con i colleghi della Stazione Carabinieri di Orta di Atella con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sviluppata attraverso attività tecniche, intercettazioni telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione controllo e pedinamento, sequestri di riscontro, che hanno permesso di individuare e documentare le condotte di un gruppo criminale i cui componenti, destinatari dei provvedimenti cautelari, associandosi tra loro, gestivano una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti nei territori dei comuni di Marcianise, Orta di Atella, Gricignano di Aversa, Sant’Arpino, Succivo e Cesa.

L’attività investigativa, ha consentito: di individuare i componenti del sodalizio criminale, operante nell’area marcianisana ed atellana dedita al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana; di documentare numerosi episodi di cessione di sostanze stupefacente nelle medesime aree oggettivamente riscontrati attraverso 12 arresti in flagranza e 11 denunce in stato di libertà; di sequestrare, nel corso dell’attività d’indagine ingente quantitativo di sostanze stupefacenti per un totale rispettivamente di kg. 1,6 del tipo cocaina, gr. 250 del tipo marijuana e gr. 540 del tipo hashish e di accertare l’ingente giro di affari del gruppo, quantificabile in circa 400.000,00 (quattrocentomila) euro, quale provento della illecita attività di spaccio nel periodo oggetto di indagine.