
SANTA MARIA CAPUA VETERE. E’ stato disposto l’esame autoptico sul corpo di Emanuele Nebbia, il 27enne morto dopo cinque giorni di agonia all’ospedale di Caserta.
Era rimasto ferito al rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere da un proiettile alla testa la notte di Capodanno; un episodio quasi da subito classificato dalla Polizia di Stato (Squadra Mobile di Caserta) come un agguato maturato nell’ambito del mondo dello spaccio.
Le indagini sono coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ipotizza un regolamento di conti di cui sarebbe rimasto vittima il 26enne. Il giovane era stato colpito sul pianerottolo di ingresso dello stabile in cui viveva. L’ospedale è stato presidiato dalla polizia per tutta la giornata di oggi per scongiurare momenti di tensione che per fortuna non ci sono stati a seguito di quanto accaduto ieri nel penitenziario cittadino. La protesta è scattata a seguito del diniego del magistrato di sorveglianza al permesso per il fratello di Emanuele Nebbia.
Dopo i disordini di ieri al carcere di Santa Maria Capua Vetere, con un gruppo di detenuti che si è barricato in un intero piano del reparto Volturno provocando parecchi danni, la Uilpa Polizia Penitenziaria, che tra i primi aveva dato notizia del fatto, ribadisce oggi la sua versione su quanto accaduto, sia pure con qualche correzione sui numeri dei partecipanti alla protesta.
Caos in carcere: i numeri
Ieri il sindacato aveva parlato di 250 detenuti coinvolti, oggi di alcune decine; una quindicina quelli indicati dalla direzione del carcere. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, spiega che al terzo piano del Volturno “erano presenti 64 detenuti, mentre quasi 200 erano i reclusi in tutto il reparto. La protesta si è sviluppata, oltre che al terzo piano, pure al piano terra dello stesso reparto e, per quanto abbiamo potuto ricostruire, ha visto attivamente coinvolte alcune decine di detenuti, considerato che al ‘Volturno’ vige il modello custodiale a celle aperte. Al terzo piano sono state fra l’altro divelte alcune brande che sono servite da sbarramento ai cancelli quando i detenuti, che a questo punto non possiamo non definire rivoltosi, hanno pensato di asserragliarsi. Il piano terra, dove insistono aule didattiche, infermeria, locali per la videosorveglianza, invece, è stato completamente devastato, con la distruzione di apparecchiature, arredi e suppellettili e con danni ingentissimi. Non si sono per fortuna registrati feriti o contusi”.
“Nell’immediatezza degli eventi – aggiunge De Fazio – ieri pomeriggio, ci siamo trovati a commentare notizie frastagliate per come pervenivano e che comunque, al di là di qualche possibile inesattezza, non ci sembrano sostanzialmente diverse dai fatti realmente accaduti. Al contrario, a chi piuttosto avventatamente ha parlato di ‘procurato allarme’ ci sentiremmo di suggerire di non rischiare di avallare, magari senza volerlo, comportamenti violenti, seppure contro il patrimonio pubblico e non direttamente contro le persone, sminuendo l’accaduto. Ci chiediamo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non favorisca la trasparenza fornendo egli stesso il resoconto dell’accaduto con anche il numero dei detenuti coinvolti. La verità è che allo stato attuale nelle nostre carceri, la Polizia penitenziaria non ha né le risorse umane né gli strumenti organizzativi e materiali per intervenire con prontezza ed efficacia senza rischio per l’incolumità propria e della stessa utenza” conclude il sindacalista.

