
SANTA MARIA CAPUA VETERE. Sono saliti a 61 i casi Covid all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Sta assumendo dunque proporzioni sempre più allarmanti il focolaio del virus all’interno della casa circondariale Uccella. Il più colpito è il reparto Danubio, che fa i conti anche con problemi legati ai pochi spazi per l’isolamento dei detenuti positivi e a problemi di freddo e cure dei quali vi abbiamo dato conto ieri con approfondimenti.
In queste ore però anche un altro reparto, finora esente, è stato colpito: si tratta del Tamigi dove sono emersi altri due positivi dopo i colloqui. E’ quasi certo che saranno bloccati i permessi proprio per la mancanza di spazi per la quarantena, ma i problemi sono tanti e gravi.
Come sottolineato dalla Garante provinciale per i diritti dei Detenuti Emanuela Belcuore mancano igienizzanti e medicinali e le richieste di una raccolta di generi di prima necessità tra associazioni e famiglie per ora non ha dato l’esito sperato. E la tensione sale con tanti detenuti alle prese coi sintomi del virus in celle fredde e con finestre rotte.
Le testimonianze delle famiglie
La ricostruzione della moglie di Luca Affinita di San Felice: “Mio marito è risultato positivo al Covid-19 lunedì 6 dicembre. Non è vaccinato, e gli avevano detto che era negativo ma l’ASL di Maddaloni mi ha contattata di mattina personalmente e mi ha riferito l’esito positivo. Quando mi ha chiamata nel pomeriggio non sapeva ancora nulla; alle 21:30 di sera lo hanno messo nelle celle del piano inferiore al Danubio con sintomi non gravissimi, ma senza medicina, finestre rotte, acqua a terra, freddo e in condizioni disumane.”
“Un malato Covid non può essere curato in celle del genere perché ha bisogno di un posto più decente. A mio marito manca tutto: da Antibiotico e Vitamine ad un riscaldamento. Al freddo così non resisterà a lungo”.
Nel reparto Nilo: in simili condizioni c’è anche Francesco Tessitore, 25 anni, di Frignano, come evidenzia la moglie di Tessitore: “Mio marito è in isolamento in condizioni disumane, senza riscaldamento e senza medicine. Non mangia ed ha dolori. Ho chiesto a tutti, anche ai garanti. Spero di poter incontrare la direttrice”.
La madre di Ciro Riviercio, anche lui recluso e contagiato, è pronta ad andare a denunciare il tutto ai carabinieri: “Sono in celle con finestre rotte senza medicinali. Non vogliono farmaci da noi, per portare anche un plaid devo aspettare lunedì. Sono pronta ad andare in caserma a denunciare questa situazione”.
Disperazione anche nelle parole della moglie di Massimiliano Muto, originario di Dugenta e poi trasferitosi a Qualiano: “La situazione è critica, molto critica. Sono esposti al contagio e c’è grande rischio di infettarsi. Peraltro le cure non sono adeguate”.

