CASAL DI PRINCIPE. L’arresto di Katia Bidognetti ha aperto uno squarcio sul processo dei Bidognetti che è giunto alla parole fine in queste ore. Oltre che per la figlia del boss Francesco Bidognetti detto “Cicciotto e’ Mezzanotte”, la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di altri undici imputati, cristallizzando in partica la sentenza di Appello.
Sono stati dichiarati inammissibili quelli presentati da Giuseppe Bianchi, Raffaele Manfredi, Stanislao Cavaliere, Gaetano Cerci, Americo Quadrano, Vincenzo Bidognetti, Dionigi Pacifico, Carmine Micillo, Gabriele Cioffi; respinti quelli di Orietta Verso e di Teresa Bidognetti, sorella di Katia e anche lei figlia dello storico padrino dei Casalesi.
. L’inchiesta ha riguardato, da una parte, alcune vicende legate alle attività interne alla famiglia di Francesco Bidognetti, dall’altro alcune presunte estorsioni commesse da affiliati del clan. Gli indagati, tra le quali le due figlie e la nuora del boss, sono stati ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, ricettazione ed estorsione, delitti, questi ultimi, aggravati dal metodo mafioso. Le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e di attività di intercettazione (telefoniche, ambientali e telematiche), il tutto riscontrato dalle dichiarazioni rese, controlli e pedinamenti.
Centrale, secondo l’impianto accusatorio della Dda, il ruolo delle figlie del boss Francesco Bidognetti: le donne si occupavano della distribuzione degli stipendi ai componenti del gruppo, dell’assistenza economica e legale ai familiari in carcere, della veicolazione di informazioni agli affiliati detenuti, del sostentamento, anche attraverso il reperimento di posti di lavoro, di familiari di associati liberi.