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Clan nei supermercati, gli interrogatori: “E’ tutto frutto del nostro sudore”

 

CAPODRISE/CASAPESENNA. Interrogatori al via questa mattina nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni del clan Zagaria nei supermercati. Tra i “faccia a faccia” più attesi col gip Rossetti c’era quello di Paolo Siciliano, capodrisano e titolare della catena “Pellicano”.

L’imprenditore, alla presenza degli avvocati Simoncelli e Sgambato, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha reso dichiarazioni spontanee negando che i Capaldo fossero in società con lui ed eviziando che tutto ciò che ha costruito (decine di supermercati in provincia di Caserta) è frutto del “sudore della fronte”. In sostanza i Capaldo erano fornitori e non socio stando a quanto dichiarato da Siciliano.

I tre fratelli Filippo, Nicola e Francesco Mario Capaldo si sono dichiarati estranei ai fatti contestati preferendo però avvalersi della facoltà di non rispondere.

Le accuse

Il clan dei Casalesi avrebbe messo da anni le mani sul settore della distribuzione alimentare, tra le province di Caserta e Napoli. E’ quanto emerge dall’indagine della DDA di Napoli, che ha portato all’arresto da parte dei Carabinieri del Ros e del Nic della Polizia Penitenziaria di otto persone – sette in carcere, una ai domiciliari – per associazione camorristica, riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa. L’operazione, denominata “Scettro”, ha fatto luce sugli affari illeciti del 44enne Filippo Capaldo, nipote prediletto del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria, ed erede dell’impero malavitoso creato dallo zio. Capaldo, piu’ volte condannato quale reggente del clan, e’ stato arrestato ieri mattina. In cella anche i fratelli Nicola, di 40 anni, e Mario Francesco, 29, gli imprenditori Alfonso Ottimo, 55, e Paolo Siciliano, 56. Quest’ultimo e’ titolare della “Distribuzione Siciliano Srl”, che opera nell’ingrosso di prodotti alimentari nelle catene di supermercati “Pellicano” e “Jolly Market”, presenti con 21 punti vendita tra Caserta e Napoli. In carcere anche le “contabili” di Capaldo, la 34enne Michela Di Nuzzo e la madre, Viola Ianniello, 56 anni.

 

Ai domiciliari il marito della Di Nuzzo, Giovanni Merola, 45 anni che gestiva con la moglie un conto corrente in cui finivano i soldi di Capaldo. Questi – secondo gli investigatori – avrebbe portato avanti la vocazione imprenditoriale del clan Zagaria anche dal carcere, continuando a impartire direttive tramite i fratelli Nicola e Mario Francesco. Il nuovo capoclan era in societa’ con Siciliano, gestore di decine di supermercati, ed ha costituito diverse societa’ (intestate a prestanomi) produttrici di beni alimentari che rifornivano i supermercati. Una inchiesta del gennaio 2020 porto’ in carcere per concorso esterno l’imprenditore di Castellammare di Stabia (Napoli) Adolfo Greco, accusato di aver suggerito ai Capaldo la costituzione della “Coop Santa Maria” per intercettare il flusso di affari che era di Euromilk.

 

I titolari delle aziende sono stati colpiti dalla sospensione dall’esercizio dell’impresa per un anno. Capaldo – e’ emerso dalle indagini – aveva nelle societa’ controllate, persone che si occupavano di contabilita’ e facevano arrivare sui conti correnti profitti per centinaia di migliaia di euro. Tra esse, Michela Di Nuzzo, assunta da Siciliano, e la madre Viola Ianniello, che lavorava in nero. Anche il nuovo capo del clan Zagaria si era fatto assumere, come operaio, da Siciliano, in modo da risultare un lavoratore con reddito, ed evitare misure di prevenzione patrimoniali. Gli investigatori hanno documentato investimenti fatti da Capaldo a Tenerife, dove dalla primavera del 2017 ha avviato un’attivita’ di noleggio veicoli con la societa’ “Cattleya Rent srl”.