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Conte parla alle 12, Campania si prepara alla mazzata: autocertificazioni e nuove chiusure per bar ristoranti

 

NAZIONALE. In Italia, alle 12 è previsto l’intervento del premier Giuseppe Conte alla Camera per annunciare le misure che verranno ufficializzate nel nuovo dpcm atteso per domani. Tra queste dovrebbero figurare il coprifuoco alle sei o alle nove della sera, in tutta Italia con la salvaguardia di chi è fuori per lavoro, salute o altre necessità ed emergenze, da comprovare con autocertificazione.

 

E, nelle aree più a rischio (al momento, in base all’indice Rt, sono Lombardia, Piemonte e Calabria), bar e ristoranti chiusi anche a pranzo e didattica a distanza per tutti gli studenti a partire dalla seconda media. Dovrebbe inoltre essere previsto anche il blocco tra le regioni la chiusura dei centri commerciali almeno nei week end e lo stop ai corner giochi nei bar e nelle tabaccherie

 

Le anticipazioni del Cts

 

“Ci prepariamo a un’intensificazione delle misure visto l’aumento dei contagi e dei ricoveri anche se non abbiamo avuto il tempo di valutare l’impatto degli ultimi provvedimenti, che si misura in 2-3 settimane”. Così, al Fatto Quotidiano, Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. “Il Cts non chiede e non decide il lockdown – precisa -. Deve dare valutazioni tecniche collegate a indici epidemiologici e allo stress sul sistema ospedaliero e territoriale. La valutazione spetta al governo, riguarda anche l’economia, la sicurezza, la mobilità, l’accesso ai servizi essenziali. In ogni caso, serve una gestione centralizzata, mentre le Regioni agiscono con parametri diversi”.

 

“Il lockdown come a marzo-aprile è la soluzione più semplice – spiega Miozzo -. Paralizzi il Paese e puoi sperare che in 3-4 settimane la catena di trasmissione si interrompa o si attenui. Ma quando l’abbiamo fatto si andava verso l’estate: ora siamo a novembre, arriveremmo in condizioni meno stressanti a dicembre ma all’inizio della stagione influenzale, con la popolazione chiusa in casa, magari per poi affrontare il periodo natalizio come l’estate nella logica del ‘liberi tutti’ che coinciderebbe con il desiderio di ritorno alla normalità e gli stessi errori. Tutti sulle piste da sci e a febbraio saremmo nella stessa condizione”