
Arienzo. Domani, 7 ottobre, festa della Beata Vergine Maria del Rosario, i detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo, accompagnati dalla direttrice, dott.ssa Annalaura de Fusco, dal comandante, dott. Pitti, dai cappellani don Sergio Cristo e don Gennaro Garzone e dai rappresentanti dell’area educativa e scolastica, saranno accolti in udienza dal Santo Padre Papa Leone XIV, al termine dell’Udienza Generale. Si tratta di un evento di grande significato, non soltanto per coloro che avranno il privilegio di incontrare il Papa, ma per tutti i detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo e per l’intero personale della Polizia Penitenziaria, che vivranno idealmente insieme questo momento così importante.
«Ero carcerato e siete venuti a visitarmi» (Mt 25,36).
Questa volta, però, quell’invito di Gesù sembra assumere una prospettiva ancora più particolare: saranno i detenuti a recarsi dal Papa, a incontrarlo, ad affidargli le proprie storie, le proprie sofferenze e le proprie speranze, e a chiedere a lui una speciale Benedizione Apostolica. È un incontro che richiama alla mente tanti episodi del Vangelo nei quali Gesù si lascia avvicinare da uomini e donne feriti nel corpo e nello spirito, persone segnate dalla sofferenza, dalla solitudine e dalla fragilità, alle quali restituisce dignità, speranza e fiducia. In modo analogo, ogni giorno, all’interno della Casa di Reclusione, il personale penitenziario, educativo, scolastico e religioso accompagna i detenuti nel difficile cammino della responsabilità, del riscatto e del cambiamento.
«Tutti abbiamo nel cuore delle fragilità», afferma il cappellano don Sergio Cristo, «ma a nessuno è tolta la grazia di sentirsi amato e benedetto da Dio. Mi auguro che questa visita al Santo Padre possa rappresentare per tutti noi un momento di forza, di speranza e di coraggio; un’occasione per guardare al futuro con fiducia e per riscoprire la possibilità concreta di una conversione e di un autentico cambiamento».
Un ringraziamento speciale va alla direttrice, dott.ssa Annalaura de Fusco, per il bene seminato e raccolto in questi anni di permanenza ad Arienzo. Un grazie per aver saputo guardare oltre la colpa e oltre il reato, riconoscendo nel volto di ogni detenuto una persona, una dignità e una possibile risorsa di bene, senza mai dimenticare il male commesso, ma credendo nella possibilità del cambiamento. È proprio questa la logica del Vangelo: non la condanna definitiva della persona, ma la possibilità di una vita nuova.
«Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva» (cfr. Ez 18,23; 33,11).
Che l’incontro con Papa Leone XIV possa allora diventare per la comunità della Casa di Reclusione di Arienzo un segno concreto di speranza, di riconciliazione e di rinascita; un momento nel quale sentirsi guardati non soltanto per ciò che si è stati, ma anche per ciò che si può ancora diventare.
Domani, idealmente, Arienzo sarà tutta con i suoi detenuti davanti al Santo Padre. E quella Benedizione che riceveranno possa raggiungere ogni cella, ogni operatore, ogni agente, ogni educatore, ogni insegnante, ogni cappellano e ogni persona che, nel silenzio quotidiano del carcere, lavora perché nessuno perda la speranza di poter ricominciare.

