Santa Maria a Vico. Dieci anni di attesa per ottenere la restituzione dei propri macchinari, ma quando arriva il provvedimento favorevole del giudice le attrezzature non sono più utilizzabili. È il paradosso che emerge dalla vicenda di Alfonso Piscitelli, maestro profumiere attivo tra Santa Maria a Vico e Messercola, al centro di una lunga controversia giudiziaria legata alla produzione di essenze e profumi.
Il gip del Tribunale di Napoli Nord ha accolto l’istanza presentata dalla società di produzione di essenze, attraverso l’avvocato Renato Iappelli, disponendo la revoca della confisca e la restituzione dei macchinari. Una decisione che rappresenta un risultato importante sul piano giudiziario, ma che arriva quando il valore concreto dei beni è ormai compromesso.
Le attrezzature, infatti, erano state sottoposte a sequestro dalla Guardia di Finanza nel 2016, nell’ambito di un’attività investigativa che aveva interessato anche un deposito situato a Durazzano.
All’interno del magazzino erano presenti prodotti regolari, che non furono sottoposti a sequestro, e macchinari collegati alla rete elettrica. Le apparecchiature erano in attesa di essere trasferite e installate in una struttura destinata alla produzione.
Si trattava di un investimento di alcune centinaia di migliaia di euro, realizzato attraverso risparmi accumulati in anni di attività lavorativa. Un progetto imprenditoriale che, dopo il provvedimento del 2016, è rimasto bloccato per un decennio, trasformando un investimento importante in una perdita economica.
La decisione del giudice interviene anche su un aspetto centrale della contestazione: la possibilità tecnica di utilizzare le attrezzature per produrre, riempire, confezionare o etichettare profumi non costituisce, da sola, la prova del loro effettivo impiego nella realizzazione di prodotti contraffatti.
La vicenda si inserisce in un contesto di contrasti giudiziari che Alfonso Piscitelli porta avanti da anni nei confronti di una multinazionale della cosmesi. Nel corso del tempo, il maestro profumiere ha affrontato diverse contestazioni, ottenendo assoluzioni e provvedimenti favorevoli.
Secondo quanto emerge dal provvedimento di revoca, non sarebbe stata individuata una prova specifica in grado di collegare le singole apparecchiature sequestrate ai fatti contestati. Un elemento determinante per la restituzione dei beni e il superamento della confisca.
In passato, Piscitelli aveva anche lamentato i danni economici derivanti dalle ripetute segnalazioni e dai conseguenti sequestri, arrivando a emettere una fattura da 33mila euro per vecchie forniture nei confronti del gruppo.
L’inchiesta nella quale si inserisce il sequestro aveva interessato un territorio più ampio, coinvolgendo rivenditori del settore e titolari di esercizi commerciali che, secondo quanto riportato, non avevano mai avuto rapporti con Piscitelli. La sua posizione era stata già stralciata due anni fa.
Resta, dunque, una vittoria giudiziaria dal significato particolare: la confisca è stata revocata e i macchinari possono essere restituiti, ma dieci anni di fermo ne hanno compromesso l’utilizzabilità. Per l’imprenditore, il riconoscimento delle proprie ragioni arriva quando il danno economico accumulato nel tempo appare ormai difficilmente recuperabile.
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