Passaggi societari e rifiuti, la scia del denaro porta al pupillo del boss

CASAPESENNA. Un ramo d’azienda valutato circa 5,4 milioni di euro, passato in affitto dalla Isvec alla Angel. È uno dei dettagli al centro dell’inchiesta che punta a ricostruire come beni, contratti e attività avrebbero potuto continuare a generare affari attraverso società diverse da quella originaria, già sottoposta a sequestro.

Il retroscena emerge dagli accertamenti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulla presunta immissione di capitali riconducibili al gruppo Zagaria nelle imprese dei rifiuti. Secondo l’accusa, i trasferimenti societari avrebbero consentito di mantenere operativa parte della struttura economica della Isvec, azienda riconducibile all’imprenditore Ivano Balestriere.

Non soltanto l’affitto del ramo aziendale alla Angel: gli investigatori hanno esaminato anche un conferimento di 90mila euro nella Vittoria e i rapporti con Marano Ambiente, impegnata nel servizio di raccolta dei rifiuti a Marano di Napoli. Tre percorsi differenti che, nella ricostruzione della Procura, avrebbero assicurato continuità alle risorse dell’impresa originaria.

È su questo aspetto che si concentra il provvedimento del gip, che ha convalidato il sequestro delle tre società. Il nodo riguarda la disponibilità concreta del patrimonio: il cambiamento dell’intestazione formale, secondo il giudice, non interrompe necessariamente l’impiego economico di mezzi, beni e rapporti commerciali.

Il timore prospettato nell’ordinanza è che le aziende potessero continuare a produrre ricavi, ottenere commesse e trasferire ulteriormente attività. Il vincolo imposto alla sola Isvec, pertanto, non sarebbe bastato a fermare il presunto meccanismo.

L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Ischia, riguarda appalti per circa 75 milioni di euro in 14 Comuni campani. Nella ricostruzione accusatoria figurano somme ritenute riconducibili a Filippo Capaldo, nipote del boss Michele Zagaria e già condannato definitivamente per appartenenza al clan.

Il nuovo sequestro comprende quote, complessi aziendali, conti correnti e beni. La gestione passa all’amministrazione giudiziaria, chiamata a tutelare il patrimonio e consentire, dove possibile, la prosecuzione delle attività lecite.

Otto le persone indagate. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, reimpiego di risorse di presunta provenienza illecita e intestazione fittizia di beni, aggravati dalla finalità di agevolare i Casalesi. Le accuse devono essere accertate: per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza..

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