CURTI. Restano numerosi interrogativi sulla morte di Giovanni Sparago, il maresciallo dei carabinieri di 25 anni, originario di Curti, deceduto il 18 aprile scorso negli uffici del Comando Provinciale di La Spezia, dopo un briefing.
A sei mesi dalla tragedia, l’attenzione si concentra sugli accertamenti tecnici irripetibili fissati per il prossimo 10 novembre a Roma, presso il Servizio Polizia Scientifica. La Procura di La Spezia, attraverso il pubblico ministero Monica Burani, ha disposto analisi del DNA sulla pistola Beretta appartenuta al militare e verifiche balistiche su arma, bossolo e ogiva.
Gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, difensori della famiglia, chiedono però che venga effettuata preliminarmente la ricerca delle impronte papillari latenti. Secondo il consulente genetista Ugo Ricci, infatti, procedere prima con l’esame del DNA potrebbe compromettere la possibilità di individuare eventuali impronte sull’arma.
Tre le possibilità prospettate dalla difesa: rinviare gli accertamenti, anticipare l’esame delle impronte oppure autorizzare il consulente della famiglia a svolgere autonomamente tale verifica nell’ambito delle indagini difensive.
L’obiettivo, spiegano i legali, è accertare se altre persone abbiano maneggiato la pistola prima o dopo il decesso e se eventuali interventi siano stati documentati attraverso annotazioni di servizio.
Restano aperte, secondo la famiglia, diverse ipotesi da approfondire: un gesto autolesionistico, un’eventuale istigazione al suicidio collegata a presunte vessazioni psicologiche oppure un episodio colposo riconducibile a uno scherzo finito tragicamente. Si tratta di scenari non accertati.
I genitori descrivono Giovanni come un giovane solare, impegnato nella preparazione degli esami per accedere all’Accademia ufficiali dei carabinieri.
Un ulteriore elemento evidenziato dalla difesa riguarda le sole otto particelle rilevate attraverso l’esame STUB, dato sul quale vengono sollecitati approfondimenti.
Gli avvocati Crisileo hanno preannunciato un possibile ricorso qualora venisse respinta la richiesta di analizzare preventivamente le impronte.
Si attende ora la decisione della Procura, mentre la famiglia continua a chiedere chiarezza sulle circostanze della morte del giovane sottufficiale, in servizio alla Stazione dei Carabinieri di Borghetto Vara.