MONDRAGONE. Nuovo rinvio nel procedimento giudiziario nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli su un presunto sistema di spaccio di sostanze stupefacenti attivo tra Mondragone e Castel Volturno. Il processo che vede coinvolto Oreste Lagnese, 27enne originario di Mondragone, riprenderà nel mese di dicembre dopo la decisione dei giudici di approfondire alcuni aspetti attraverso ulteriori accertamenti peritali.
La Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Marcella Suma, ha infatti disposto un’integrazione della perizia, determinando lo slittamento dell’udienza. Alla prossima comparizione in aula dovrebbero trovare spazio la requisitoria del pubblico ministero Maria Laura Lalia Morra e gli interventi dei difensori.
Al centro del procedimento c’è una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, che avrebbe permesso di ricostruire un articolato mercato della droga lungo il litorale domizio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero state documentate oltre 15mila cessioni di sostanze stupefacenti, tra hashish, marijuana, cocaina e crack. Un’attività che, nell’ipotesi formulata dagli investigatori, avrebbe operato con il benestare del clan La Torre.
Tra le persone raggiunte dai provvedimenti cautelari figuravano, oltre a Oreste Lagnese, anche Fabio Orveto, la cui posizione processuale è stata successivamente stralciata, Angelo Gagliardi, conosciuto con il soprannome di “Mangianastri”, Ferdinando Palumbo, Serafino Pietropaolo, Fulvio Mariantoni e Manuel Miraldi.
Gli imputati hanno optato per il rito abbreviato, procedimento che consente di definire il giudizio sulla base degli atti raccolti durante le indagini, salvo eventuali integrazioni probatorie.
Particolarmente articolate le contestazioni formulate nei confronti di Lagnese. Oltre ai reati legati agli stupefacenti, il 27enne deve rispondere, secondo l’accusa, anche di tentata estorsione in concorso e sequestro di persona a scopo di estorsione.
Nel fascicolo giudiziario compaiono inoltre ipotesi di reato riguardanti la detenzione illegale di armi.
Il rinvio a dicembre rappresenta dunque un ulteriore passaggio processuale prima delle conclusioni dell’accusa e delle difese. Resta ferma la presunzione di innocenza degli imputati fino a un’eventuale condanna definitiva.