SAN FELICE A CANCELLO. Come avevamo già anticipato alla fine della scorsa settimana, gli equilibri nella gestione delle forniture di sostanze stupefacenti nella zona di San Felice a Cancello sembrano ormai completamente saltati. Una situazione che si trascina dall’estate e che, alla luce degli ultimi sviluppi, potrebbe aprire scenari particolarmente delicati per il controllo delle piazze di spaccio.
Al centro dell’attenzione ci sono anche gli appunti manoscritti sequestrati ai due uomini di Boscoreale, fermati nei giorni scorsi dai carabinieri della Stazione di San Felice a Cancello, con il conseguente arresto di uno dei due. Quei documenti sono ora oggetto di approfondimenti e confronti con il libro mastro sequestrato all’inizio di agosto ad Antonio Piscitelli.
È proprio dall’estate che il quadro sarebbe progressivamente cambiato. La pressione dei fornitori provenienti dal Napoletano si sarebbe fatta sempre più insistente a causa dei debiti accumulati nella gestione delle partite di droga destinate al mercato sanfeliciano.
Venuto meno quello che per anni sarebbe stato un riferimento nella gestione degli approvvigionamenti, i fornitori avrebbero cominciato a rivolgersi direttamente ai singoli pusher per recuperare le somme dovute.
Una sorta di riscossione porta a porta dei debiti dello spaccio, con conseguenze anche violente. Alcuni episodi di aggressione verificatisi negli ultimi mesi, dei quali ci siamo già occupati, potrebbero infatti essere collegati proprio ai contrasti economici maturati nel mercato degli stupefacenti. Secondo questa ricostruzione, chi non era in grado di saldare i conti rischiava di subire pestaggi e intimidazioni.
In questo contesto assume un significato particolare l’arresto avvenuto sabato pomeriggio lungo l’asse ‘principale’ della Circumvallazione, dove i carabinieri hanno intercettato il 51enne proveniente dall’area vesuviana con un carico di cocaina e hashish nascosto nel portabagagli della Mercedes.
Il sospetto è che il mercato locale stia attraversando una fase di vera e propria anarchia, senza una regia riconosciuta nella gestione delle forniture e nella riscossione dei debiti. La tensione sarebbe elevata e il rischio è che le controversie economiche possano trasformarsi in nuovi regolamenti di conti tra soggetti coinvolti nello spaccio.
Resta poi un altro interrogativo: l’arresto di venerdì è stato soltanto il risultato dell’attività di controllo dei carabinieri oppure qualcuno potrebbe aver favorito l’individuazione del carico? Al momento non emergono elementi verificati che consentano di sostenere l’ipotesi di una fuga di notizie, ma il clima di contrapposizione rende inevitabile interrogarsi anche su eventuali rivalità interne.
Una cosa appare chiara: dopo le operazioni degli ultimi mesi, il mercato della droga a San Felice a Cancello attraversa una fase di forte instabilità. E il timore è che la contesa per le forniture e i debiti ancora da saldare possa sfociare in nuovi episodi di violenza.
È davvero deprimente dover parlare del mercato della droga quasi come se si stessero analizzando gli andamenti della Borsa, gli equilibri economici di un territorio, i rapporti tra fornitori e clienti, i debiti accumulati e le strategie per recuperare il denaro. Eppure, purtroppo, è proprio questa la realtà che emerge dalla storia criminale di San Felice a Cancello.
A raccontarla non sono soltanto le operazioni delle forze dell’ordine, ma anche il numero impressionante di persone attualmente indagate o coinvolte in procedimenti giudiziari per vicende riconducibili alla galassia del narcotraffico locale. Un fenomeno che negli anni ha assunto dimensioni tali da incidere profondamente sul tessuto sociale del territorio, dove le controversie legate agli stupefacenti rischiano di trasformarsi in intimidazioni, aggressioni e nuove spirali di violenza.
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