CASAPESENNA. Assunzioni per i familiari e interventi sulle questioni aziendali: sono gli elementi attraverso cui la Dda di Napoli ricostruisce il presunto ruolo di Mario Francesco Capaldo, nipote di Michele Zagaria, nei rapporti con la Isvec, società riconducibile all’imprenditore Ivano Balestrieri e operante nel comparto dei rifiuti.
L’indagine dei carabinieri del Ros ipotizza che l’impresa abbia ricevuto finanziamenti dal clan attraverso Alfonso Ottimo e sostegno per espandersi nel mercato e ottenere commesse pubbliche.
Nelle intercettazioni compare Franco Lombardi, indicato dagli investigatori come persona vicina alla famiglia Capaldo. Già interlocutore di Filippo Capaldo, ritenuto il possibile erede criminale dello zio Michele Zagaria, avrebbe mantenuto contatti con imprenditori dei rifiuti, occupandosi di gare e inserimenti lavorativi.
L’11 novembre 2019 Mario Francesco Capaldo gli avrebbe chiesto un impiego per suocera e cognata, entrambe disoccupate. Il ragionamento era che, dopo aver favorito altre persone, bisognasse aiutare anche i parenti. Lombardi avrebbe prospettato un’assunzione presso il cantiere Isvec di Casapulla, domandando circa venti giorni.
Per gli inquirenti, la conversazione indicherebbe che Capaldo conosceva le attività dell’interlocutore nell’ambito degli appalti e dei rifiuti.
Un episodio risale al novembre 2020, negli uffici aziendali. La discussione riguardava un uomo con precedenti per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, incaricato da Filippo Capaldo di controllare i reclutamenti gestiti da Lombardi.
Le interferenze sul personale avrebbero provocato attriti. Mario Francesco Capaldo sarebbe intervenuto rivendicando un confronto diretto sulle problematiche della società, assumendo, secondo l’accusa, atteggiamenti da comproprietario di fatto. L’altro interlocutore avrebbe evocato la parentela con Zagaria e le ricadute economiche di eventuali dissidi.
L’inchiesta aveva portato, nel marzo precedente, a un’ordinanza cautelare con arresti per Lombardi, Balestrieri, Filippo Capaldo e altri. Il Tribunale del Riesame ne ha annullato gli effetti per un difetto di motivazione: il gip avrebbe accolto le richieste della Procura senza valutare autonomamente gli elementi presentati.
Mario Francesco Capaldo non era destinatario dell’ordinanza. Le contestazioni restano ipotesi investigative: per tutte le persone indagate vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Il provvedimento del Riesame riguarda il vizio di motivazione descritto.