Marcianise. Il Tribunale del Riesame ha confermato il divieto di dimora disposto nei confronti di Giandomenico Colella, collaboratore dell’imprenditore Dante Salzillo ed ex consigliere comunale di Marcianise, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sui presunti illeciti nella gestione dei subappalti per la linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari. I fratelli Dante, Raffaele e Angelo Salzillo, originari di Marcianise e legati alla società Areco, hanno invece rinunciato al riesame relativo alla prima misura cautelare.
La decisione riguarda il provvedimento iniziale e va distinta dagli sviluppi successivi. Colella si trova ora agli arresti domiciliari per una seconda vicenda, legata ai contatti telefonici che avrebbe avuto con Salzillo mentre entrambi erano sottoposti a misure cautelari. In relazione a questo episodio, Dante Salzillo è stato trasferito dai domiciliari in carcere, mentre per Colella il divieto di dimora è stato sostituito con gli arresti domiciliari.
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ipotizza un sistema di regali e altre utilità che sarebbe stato finalizzato a ottenere vantaggi nella gestione dei lavori e dei pagamenti. Tra gli episodi contestati figurano alcuni pacchi natalizi nei quali, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati nascosti 10mila e 4mila euro in banconote da 50, sistemate tra panettoni e biscotti. Un’altra consegna avrebbe contenuto 18mila euro in contanti.
Negli atti compaiono inoltre soggiorni in alberghi di lusso, vacanze, l’uso di automobili — tra cui una Porsche Macan —, escursioni in barca con skipper e orologi di valore.
Il procedimento riguarda i lavori della Napoli-Bari, opera strategica dal valore complessivo di circa 5,8 miliardi di euro, finanziata anche con fondi europei del Pnrr. Le ipotesi di reato comprendono, a vario titolo, corruzione, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per i Salzillo, il gip ha escluso l’aggravante camorristica legata ai Belforte. Le contestazioni sono al vaglio della magistratura e non equivalgono a una condanna.