CASAGIOVE. L’indagine dei carabinieri della Stazione di Casagiove ha portato all’aggravamento della misura cautelare nei confronti di un uomo, classe 1978, residente nell’area nord di Napoli, ritenuto gravemente indiziato di una truffa aggravata ai danni di due anziani. Nel pomeriggio del 21 ottobre i militari hanno eseguito un provvedimento della Corte d’Appello di Ancona, emesso il giorno precedente, che ha sostituito l’obbligo di dimora nel Comune di Napoli con la custodia cautelare in carcere.
Al centro degli accertamenti un raggiro consumato a Casagiove il 30 settembre scorso. Le vittime, di 88 e 86 anni, sarebbero state private di denaro contante e oggetti preziosi per un valore complessivo superiore a 30mila euro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due anziani avrebbero ricevuto una telefonata da una persona che si sarebbe presentata come il nipote. L’interlocutore avrebbe prospettato una situazione di grave e imminente pericolo per il figlio, convincendoli della necessità di ottemperare a una presunta disposizione dell’autorità giudiziaria.
Facendo leva sulla preoccupazione per il familiare, i truffatori avrebbero indotto le vittime a consegnare soldi e preziosi a un uomo arrivato nell’abitazione e presentatosi come appartenente alle forze dell’ordine.
Le indagini dei carabinieri di Casagiove, condotte anche attraverso un’approfondita analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, avrebbero permesso di identificare il presunto autore. L’uomo, inizialmente denunciato in stato di libertà, avrebbe agito insieme ad altri soggetti, tuttora non identificati.
Gli elementi raccolti e la conseguente richiesta avanzata dai militari hanno determinato l’adozione del nuovo provvedimento cautelare, notificato ed eseguito a Napoli. Dopo le formalità, l’uomo è stato accompagnato nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.
L’autorità giudiziaria competente è stata informata dell’avvenuta esecuzione dell’ordinanza, che ha disposto il trasferimento in carcere dell’indagato sulla base degli accertamenti svolti dai militari.
Resta ferma la presunzione di innocenza dell’indagato fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.