Scritta offensiva contro don Patriciello, arriva il ribaltone

CAIVANO. Vittorio De Luca è stato assolto da tutti e tre i capi d’imputazione nel processo per le presunte minacce aggravate dal metodo mafioso contestate nei confronti di don Maurizio Patriciello e Bruno Mazza. La decisione è stata pronunciata questa mattina dalla Seconda sezione penale, Collegio D, del Tribunale di Napoli Nord. La Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione.

Le contestazioni riguardavano episodi avvenuti a Caivano nel 2022. Nel primo capo, a De Luca era attribuita l’affissione, accanto al cancello della chiesa di San Paolo Apostolo, di un pannello con una scritta ritenuta minacciosa nei confronti del parroco. Gli altri due capi riguardavano Bruno Mazza, responsabile del settore giovanile e scolastico dell’associazione “Un’infanzia da vivere”: secondo l’accusa, in un’occasione De Luca lo avrebbe affrontato con un coltello a scatto e, in un altro episodio, lo avrebbe minacciato verbalmente.

Per tutti gli episodi l’accusa contestava l’aggravante prevista dall’articolo 416 bis, comma 1, del codice penale, sostenendo che le minacce fossero state pronunciate con modalità mafiose e richiamando il legame di parentela dell’imputato con un esponente del clan Ciccarelli. Il procedimento si è concluso oggi con l’assoluzione per i capi A, B e C.

De Luca era difeso dall’avvocato Gabriele Roberto Cerbo, del foro di Santa Maria Capua Vetere. Il legale ha definito il provvedimento particolarmente significativo, anche per la richiesta di condanna avanzata dalla DDA. Secondo la difesa, l’esito di questo processo potrà inoltre incidere sulla sentenza di condanna pronunciata la settimana scorsa nei confronti di De Luca e sarà richiamato nei motivi di appello che verranno presentati contro quella decisione.

L’assoluzione odierna riguarda questo procedimento e i tre episodi contestati.

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