
MADDALONI/CASERTA. Un grido d’allarme che invoca risposte concrete, misure urgenti e una rinnovata attenzione istituzionale nei confronti di una categoria sempre più gravata dall’aumento dei costi e dalla crescente pressione fiscale. Gli operatori del commercio ambulante hanno indirizzato direttamente a Giampiero Zinzi, deputato alla Camera e coordinatore regionale della Lega in Campania, un accorato appello affinché le difficoltà quotidianamente affrontate dalla categoria possano giungere all’attenzione delle istituzioni e tradursi in provvedimenti concreti.
Al centro della denuncia vi è il caro carburanti, cui si sommano tasse, contributi previdenziali, assicurazioni, manutenzione dei mezzi, canoni per l’occupazione dei posteggi e spese amministrative. Un insieme di oneri che, secondo i lavoratori, rischia di erodere progressivamente margini di guadagno già esigui, mettendo a repentaglio la continuità di numerose attività.
Gli ambulanti descrivono una quotidianità fatta di sacrifici: sveglie all’alba, chilometri da percorrere, merci da trasportare e banchi da allestire, nella speranza di incontrare una clientela che, a sua volta, deve fare i conti con una capacità di spesa sempre più ridotta.
A rendere il quadro ancor più complesso concorrono le avversità meteorologiche. Una giornata di pioggia o condizioni climatiche sfavorevoli possono compromettere lo svolgimento del mercato e azzerare gli incassi, senza tuttavia sospendere le scadenze fiscali, i contributi e gli altri obblighi economici.
Un ulteriore nodo riguarda il costo del lavoro, che rischia di ostacolare la possibilità delle piccole attività di assumere personale regolarmente. Gli operatori precisano di non chiedere una riduzione delle tutele dei dipendenti, bensì condizioni economiche che consentano alle imprese di creare occupazione nel rispetto della legge.
Nella lettera indirizzata a Zinzi, la categoria sollecita interventi urgenti per contenere il prezzo dei carburanti, ridurre la pressione fiscale e contributiva, alleggerire il costo del lavoro e introdurre misure di sostegno per le giornate di mercato perse a causa del maltempo. Tra le richieste figurano anche una revisione degli oneri relativi ai posteggi e agli adempimenti amministrativi, nonché l’apertura di un tavolo nazionale di confronto con i rappresentanti del commercio ambulante e delle altre categorie produttive interessate.
L’appello non si limita alla dimensione economica, ma richiama le ripercussioni sociali di una crisi che investe intere famiglie. Dietro ogni partita IVA, sottolineano i firmatari, vi sono persone che cercano di preservare il proprio lavoro e garantire un futuro ai figli, spesso dopo giornate lunghe e faticose.
«Non chiediamo privilegi. Chiediamo di poter continuare a lavorare, senza essere costretti a scegliere tra mantenere in piedi la nostra attività e mantenere la nostra famiglia», è il messaggio che accompagna la richiesta rivolta alle istituzioni.
Gli ambulanti chiariscono che la loro iniziativa non nasce dalla volontà di creare disagi, ma dalla necessità di scongiurare la chiusura di attività che rappresentano una componente significativa dell’economia dei territori. Una crisi che, secondo la denuncia, non riguarda soltanto il commercio ambulante, ma coinvolge anche autotrasportatori, agricoltori, artigiani e piccoli commercianti.
La richiesta rivolta al Governo è dunque quella di passare dalle preoccupazioni agli interventi, attraverso impegni precisi e provvedimenti tempestivi.
Il monito conclusivo racchiude il senso dell’intera iniziativa: «Che lavorare torni a significare poter vivere, e non soltanto riuscire a sopravvivere».
Un appello che attende risposte concrete, nella consapevolezza che, quando un’attività chiude, a scomparire non è soltanto un esercizio commerciale, ma anche una fonte di reddito, un patrimonio di sacrifici e un tassello della vita economica e sociale delle comunità.

