SAN LEUCIO – La storia della seta torna a intrecciarsi con il futuro di San Leucio. Dopo undici anni di chiusura, oggi, 16 ottobre, riapre lo storico Opificio di San Leucio, nel complesso monumentale del Belvedere, con un progetto che punta a restituire valore a uno dei luoghi simbolo dell’identità produttiva casertana.
Non sarà soltanto la riapertura di una fabbrica storica. L’iniziativa vuole riportare la manifattura al centro della vita del borgo, affiancando alla produzione tessile un percorso dedicato all’arte contemporanea, alla moda e alla ricerca culturale.
L’appuntamento inaugurale è fissato per le 18.30, quando gli spazi dell’Opificio torneranno ad accogliere visitatori e attività attraverso una mostra dedicata alla storia del sito e alla presentazione del progetto HERitage San Leucio.
Per comprendere il significato della riapertura bisogna tornare alla seconda metà del Settecento, quando Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena promossero a San Leucio un’esperienza produttiva e sociale destinata a lasciare un segno nella storia del territorio.
Attorno alla lavorazione della seta prese forma un modello di comunità che guardava all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’organizzazione del lavoro e ai diritti sociali. Un progetto innovativo per l’epoca, nel quale la produzione manifatturiera si accompagnava a una precisa visione della società.
Quell’eredità è ancora oggi uno degli elementi che rendono San Leucio riconoscibile ben oltre i confini della provincia di Caserta. Il borgo custodisce una storia in cui sapere artigianale, organizzazione produttiva e ricerca di nuove forme di convivenza si sono intrecciati per generazioni.
La riapertura dell’Opificio si inserisce proprio in questo percorso: recuperare uno spazio produttivo significa anche mantenere viva una tradizione che rischierebbe altrimenti di restare soltanto nei libri e nella memoria collettiva.
La lunga attività manifatturiera del complesso ha subito una battuta d’arresto nel 2015, quando la famiglia De Negri ha dovuto lasciare lo stabilimento. Da allora gli spazi sono rimasti chiusi, fino all’intervento dell’imprenditore Giuseppe Menniti, che nel 2023 ha acquisito l’Opificio con l’obiettivo di restituirgli una funzione produttiva e culturale.
Menniti, alla guida del marchio Barbuti, attivo nel settore dell’abbigliamento maschile di fascia alta, ha scelto di legare il recupero dello storico edificio a una visione che supera la semplice conservazione architettonica.
Il progetto punta infatti a far convivere attività manifatturiera, iniziative artistiche e occasioni di confronto. Gli ambienti saranno arricchiti da opere d’arte contemporanea, creando un dialogo tra la memoria industriale del luogo e i linguaggi della creatività attuale.
L’Opificio diventa così uno spazio nel quale la cultura non resta separata dal lavoro, ma può accompagnare i processi di progettazione, produzione e sperimentazione.
Al centro della riapertura c’è HERitage San Leucio, progetto con la direzione creativa di Stefano Chiassai, che mette in relazione arte, moda e design.
L’iniziativa intende raccontare non soltanto il risultato finale della lavorazione, ma anche il percorso che conduce alla realizzazione di un prodotto. Un modo per riportare l’attenzione sulle competenze artigianali, sui materiali e sul valore del lavoro manifatturiero.
Tra gli elementi legati alla tradizione tessile trova spazio anche il fichu, accessorio che richiama la storia dell’abbigliamento e della produzione serica. Il progetto punta così a recuperare conoscenze e lavorazioni, aprendole a nuove interpretazioni.
La prospettiva è quella di una cittadella in cui produzione e cultura possano alimentarsi reciprocamente, offrendo occasioni di incontro tra professionisti, artisti e pubblico.
Il ritorno in attività dell’Opificio rappresenta un passaggio importante per il borgo e per l’intero territorio casertano. Il recupero di uno spazio rimasto inutilizzato per oltre un decennio può contribuire a rafforzare l’attrattività culturale di San Leucio e a mantenere viva la sua vocazione manifatturiera.
La sfida sarà trasformare la riapertura in un percorso duraturo, capace di sostenere la produzione, valorizzare le competenze e costruire nuove occasioni di partecipazione culturale.
San Leucio riparte quindi dalla propria storia, senza limitarsi a celebrarla. L’Opificio Menniti prova a riportare al centro il lavoro e la creatività, facendo dialogare l’eredità borbonica con le possibilità del presente.
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