Accademia Italiana della Cucina alla Locanda del Baccalà: cena dedicata alla tradizione

MARCIANISE. Una serata dedicata alla tradizione gastronomica italiana, con il baccalà protagonista di un percorso culinario tra ricette storiche e nuove interpretazioni. Si è svolta ieri sera, giovedì 15 ottobre, presso la Locanda del Baccalà di via Santa Caterina 32, la Cena Ecumenica dell’Accademia Italiana della Cucina, istituzione culturale della Repubblica Italiana impegnata nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio gastronomico nazionale.

Ad accogliere i 12 rappresentanti dell’Accademia è stato lo chef Antonio Peluso, ideatore del ristorante marcianisano, che ha proposto un menù dedicato ai pesci conservati attraverso i tradizionali procedimenti di salatura ed essiccazione.

Al centro della serata il baccalà e lo stoccafisso, ingredienti profondamente legati alla cucina popolare e alla storia alimentare del territorio. Lo chef Peluso ha accompagnato gli ospiti in un percorso gastronomico che ha alternato preparazioni tradizionali e proposte più creative.

Tra le portate servite, il carpaccio di baccalà, la zuppa di patate con stoccafisso e il baccalà fritto con friarielli. A conclusione della cena è stato proposto anche il particolare cioccolatino al baccalà, una creazione dello chef che abbina il sapore del pesce a quello del cioccolato.

L’appuntamento ha rappresentato un’occasione di confronto tra i partecipanti sul valore delle ricette tradizionali e sull’importanza della conservazione delle tecniche e dei prodotti che caratterizzano la cucina italiana.

«Per la Locanda è motivo di grande orgoglio ospitare l’Accademia Italiana della Cucina. Il baccalà rappresenta la nostra storia, le nostre radici e quella cucina semplice che merita di essere raccontata e valorizzata. La mia sfida quotidiana è dimostrare che anche il pesce povero può diventare chic, senza perdere la propria identità», ha dichiarato Antonio Peluso.

La cena si inserisce nel percorso portato avanti dalla Locanda del Baccalà, che ha costruito la propria proposta gastronomica attorno a un ingrediente un tempo considerato povero, reinterpretandolo attraverso diverse preparazioni senza abbandonare il legame con la tradizione.

Una filosofia che lo chef Peluso riassume nel motto che accompagna la sua attività: «Il pesce povero diventa chic».

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