
SANTA MARIA A VICO/MADDALONI. Chi ha organizzato la truffa del 6 ottobre alla 75enne di via Ponte Grotta? Chi ha telefonato fingendosi il figlio della donna e soprattutto chi ha ricevuto i gioielli sottratti? Sono questi gli interrogativi ancora aperti dopo la rapida individuazione dei due giovani coinvolti nel raggiro del 6 ottobre.
I Carabinieri della Stazione di Santa Maria a Vico, guidati dal luogotenente Louisiano D’Ambrosio, hanno ricostruito gli spostamenti del 17enne della frazione San Marco e del 18enne residente sulla Nazionale, individuati nel giro di poche ore.
I due avrebbero commesso diversi errori durante l’azione, lasciando tracce importanti. Le telecamere li hanno ripresi mentre si allontanavano dall’abitazione e uno dei ragazzi aveva con sé un sacchetto trasparente, ritenuto contenere i preziosi.
La denuncia è stata raccolta alle 13.35 e già intorno alle 15.30 i militari avevano rintracciato entrambi. Dell’oro, però, nessuna traccia. Il bottino potrebbe essere stato consegnato rapidamente ad altre persone.
Ed è proprio su questo passaggio che si concentra l’attenzione. Le comunicazioni telefoniche successive al colpo mostrano contatti con altri interlocutori, condivisioni di posizioni geografiche e indicazioni relative a una consegna e a successivi spostamenti.
Particolarmente interessante è la zona finale della Nazionale Appia, a Maddaloni, nelle adiacenze del civico 194, interessata da alcune delle posizioni condivise attraverso WhatsApp subito dopo il raggiro.
Le ricerche dei Carabinieri si sono successivamente spostate anche in quest’area, alla ricerca di elementi che possano consentire di ricostruire un eventuale incontro tra i due ragazzi e chi avrebbe preso in consegna il bottino.
Le posizioni condivise, tuttavia, non dimostrano da sole che l’incontro sia effettivamente avvenuto in quel punto.
Non si esclude la presenza di un basista sul territorio, qualcuno che potrebbe aver fornito informazioni sull’anziana e sulle sue abitudini, così come quella di ulteriori complici incaricati di coordinare i movimenti dei giovani.
Alcuni contatti telefonici presentano inoltre collegamenti con il Napoletano, ma resta da accertare chi utilizzasse realmente quelle utenze e quale ruolo avesse nella vicenda.
L’ipotesi è che i due ragazzi possano essere stati soltanto gli esecutori materiali di un piano organizzato da altri.
La vera partita investigativa riguarda ora l’individuazione di chi avrebbe diretto la truffa e ricevuto l’oro. L’obiettivo è chiarire se dietro il colpo alla 75enne ci sia una rete più ampia, con eventuali complici presenti anche nella Valle di Suessola.
Intanto, sul fronte giudiziario, la magistratura minorile potrebbe valutare anche l’applicazione di misure cautelari nei confronti dei due giovani, compresa l’eventualità del collocamento in comunità, alla luce degli elementi raccolti e del possibile rischio di reiterazione di episodi analoghi. Ogni decisione resta subordinata alla verifica dei presupposti previsti dalla legge.

