
Mondragone. Il carcere non avrebbe interrotto la catena di comando. Secondo la ricostruzione investigativa, infatti, dal penitenziario sarebbero continuate a partire indicazioni destinate ai fiancheggiatori di maggiore peso rimasti in libertà. Il gruppo avrebbe fatto ricorso anche alla violenza per imporre sul territorio un clima di paura e assoggettamento, funzionale al controllo delle attività economiche e alla produzione di profitti illeciti.
È questo uno degli scenari emersi nell’inchiesta sul clan Gagliardi, che ha portato 23 persone a processo. Al centro dell’indagine figurano episodi di estorsione, traffico e spaccio di droga e azioni intimidatorie.
Gli investigatori avrebbero ricostruito numerose richieste estorsive rivolte a imprenditori e commercianti. In alcuni casi le pressioni sarebbero state accompagnate da pestaggi e incendi di automobili. Una parte del denaro raccolto attraverso le attività illecite sarebbe stata utilizzata anche per sostenere detenuti considerati vicini al clan.
Particolarmente grave il progetto attribuito ad alcuni aspiranti affiliati. Per dimostrare la propria fedeltà all’organizzazione e conquistare l’ingresso nel gruppo, avrebbero dovuto esplodere colpi di arma da fuoco contro la caserma del Reparto Territoriale dei Carabinieri. Il piano, tuttavia, non venne portato a compimento.
Un altro capitolo centrale dell’inchiesta riguarda il traffico di stupefacenti, considerato dagli investigatori una delle principali fonti di finanziamento dell’organizzazione. Le piazze di spaccio avrebbero movimentato soprattutto cocaina, crack e hashish, coinvolgendo anche persone ritenute esterne al clan.
Migliaia le cessioni ricostruite durante le indagini. Il sistema sarebbe stato organizzato anche attraverso una capillare rete di consegne direttamente agli acquirenti. Gli spacciatori avrebbero avuto a disposizione diversi scooter, utilizzati per raggiungere rapidamente i clienti e garantire una sorta di “delivery” della droga.
L’inchiesta ha quindi delineato un’organizzazione che, secondo l’accusa, avrebbe puntato a mantenere una presenza stabile sul territorio attraverso estorsioni, intimidazioni, violenza e commercio di sostanze stupefacenti. Le contestazioni dovranno ora essere vagliate nel processo.

