Allarme nel comparto bufalino: esposto su prezzi, controlli e materie prime

Caserta. La tensione nel comparto bufalino campano arriva davanti alle autorità nazionali. L’Associazione Allevatori di Bufale Campania e Lazio ha presentato una segnalazione formale all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulla situazione del prezzo del latte crudo di bufala, trasmettendo la documentazione anche al Ministero dell’Agricoltura, all’Icqrf, alla Guardia di Finanza e ai Nas.

Al centro dell’iniziativa ci sono le condizioni economiche applicate agli allevatori e una serie di circostanze sulle quali l’associazione chiede verifiche. Nella segnalazione vengono indicate numerose industrie casearie e il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop.

Secondo quanto sostiene l’associazione, per i contratti relativi al 2026 le comunicazioni dei prezzi di ritiro del latte sarebbero arrivate agli allevatori con modalità e condizioni analoghe, lasciando margini molto ridotti alla trattativa individuale.

Il nodo principale è quello del prezzo. Stando ai dati forniti dagli allevatori, il latte crudo di bufala verrebbe oggi pagato mediamente circa 1,40 euro al chilo, mentre in passato il valore medio avrebbe raggiunto anche 2,10 euro.

Una flessione che, sempre secondo l’associazione, si scontra con costi di produzione stimati tra 1,60 e 1,80 euro al chilo e con spese aziendali in continuo aumento.

Gli allevatori evidenziano inoltre come la diminuzione del prezzo riconosciuto alle stalle stia avvenendo mentre il mercato dei prodotti caseari registrerebbe volumi e fatturati in crescita. L’associazione stima in circa 150 milioni di euro all’anno le conseguenze economiche complessive per il comparto.

«Molti allevamenti stanno lavorando in perdita», viene evidenziato nella nota, nella quale gli operatori del settore parlano di una situazione diventata ormai difficilmente sostenibile per numerose aziende.

L’associazione riferisce inoltre che diversi allevatori preferirebbero non esporsi personalmente, temendo conseguenze nei rapporti commerciali con le aziende che acquistano il latte.

La segnalazione contiene anche una richiesta di approfondimento sull’eventuale utilizzo, nelle produzioni non Dop o nelle diverse linee degli stabilimenti, di latte congelato, pasta o cagliata e semilavorati anche di provenienza estera.

Si tratta, è bene precisarlo, di questioni sottoposte dall’associazione agli organi competenti e sulle quali saranno le verifiche delle autorità a stabilire l’eventuale esistenza di irregolarità.

Gli allevatori chiedono inoltre maggiore chiarezza nell’etichettatura delle materie prime, con indicazioni precise sulla provenienza italiana o estera e sull’eventuale utilizzo di prodotti congelati o semilavorati.

Tra i temi sollevati figura anche la compresenza, all’interno degli stessi stabilimenti, di produzioni Dop e non Dop. L’associazione chiede controlli sulle procedure adottate per garantire la separazione e la tracciabilità delle materie prime destinate alle diverse filiere.

«Ogni litro di latte sostituito da un semilavorato è un litro che non viene acquistato nelle nostre stalle», sostengono gli allevatori, che chiedono interventi per garantire trasparenza lungo l’intera filiera.

L’Associazione Allevatori di Bufale Campania e Lazio annuncia infine ulteriori iniziative nelle prossime settimane, senza escludere forme di protesta più incisive, compresa la possibilità di non conferire il latte.

L’appello è rivolto anche alla politica affinché intervenga sul sistema delle regole e dei controlli.

«Chi alleva bufale non chiede privilegi – conclude l’associazione – ma un mercato libero, prezzi sostenibili e chiarezza per il consumatore».

Una vertenza che riguarda uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare campano e che ora, dopo la segnalazione presentata, passa al vaglio degli organismi competenti.

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