Pizzo del clan a bar e panifici, 11 a processo: per 3 c’è già il verdetto

San Cipriano d’Aversa. Due assoluzioni, una condanna e altri undici imputati che proseguiranno il loro percorso giudiziario davanti al giudice ordinario. È l’esito del processo celebrato con rito abbreviato davanti alla giudice Bove del Tribunale di Napoli nell’ambito dell’inchiesta “Hammer Down”, nata dalle indagini sul gruppo criminale riconducibile alle famiglie Venosa, Iovine e Zagaria e ritenuto operativo nell’agro aversano tra il 2011 e il 2012.

La giudice ha assolto Massimo Diana, difeso dall’avvocato Domenico Della Gatta, e Salvatore Venosa, ex collaboratore di giustizia. Per entrambi è stato riconosciuto il principio del ne bis in idem: i due erano già stati giudicati per gli stessi fatti nell’ambito di un altro procedimento.

È stato invece condannato Angelo Compagnone, attualmente detenuto e anche lui ex collaboratore di giustizia. Per gli altri imputati la vicenda giudiziaria continuerà con il rito ordinario.

Secondo l’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, il gruppo avrebbe rappresentato una struttura collegata al clan dei Casalesi, riorganizzatasi dopo gli arresti che avevano colpito i vertici storici, tra cui Antonio Iovine.

L’organizzazione avrebbe operato soprattutto tra Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Aversa, Frignano, San Marcellino e Carinaro. Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono l’associazione di tipo mafioso e le estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Salvatore Venosa era indicato dagli investigatori come figura di vertice fino al suo arresto. Successivamente il suo ruolo sarebbe stato assunto da Oreste Reccia. A Massimo Diana, invece, veniva attribuita la partecipazione alle attività operative del gruppo.

Tra gli episodi finiti nell’inchiesta figurano tre tentativi di estorsione che avrebbero avuto come obiettivo attività commerciali e imprenditoriali: un panificio di Aversa, una conosciuta concessionaria automobilistica di Teverola e un bar di Aversa. In questi casi, secondo la ricostruzione accusatoria, le richieste di denaro non sarebbero andate a buon fine per il rifiuto delle vittime.

 

Gli altri imputati sono Nicola Annibale, di San Marcellino; Luigi Cirillo, di Aversa, accusato anche di associazione mafiosa; Nunzio Clarelli, di Villa di Briano; Giuseppe D’Ausilio, residente a Villa Literno, al quale vengono contestati anche due tentativi di estorsione; e Mario Maisto, di San Cipriano d’Aversa, coinvolto per due presunti tentativi estorsivi.

 

A processo anche Emilio Mazzarella, di Aversa, accusato di associazione mafiosa, di un tentativo di estorsione e di un’estorsione che sarebbe stata consumata ai danni del titolare di una caffetteria nell’ambito dell’installazione di slot machine.

 

Tra gli imputati figura inoltre Oreste Reccia, indicato dall’accusa come colui che avrebbe assunto un ruolo di vertice dopo Venosa e attualmente detenuto nel carcere di Siracusa per un altro procedimento.

 

Completano l’elenco Marco Simonetti, Umberto Venosa, di San Cipriano d’Aversa, e Francesco Vitolo, chiamati a rispondere dell’accusa di associazione mafiosa.

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