VILLA DI BRIANO. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne nei confronti dell’imprenditore Benito Lanza e dell’ex dipendente comunale Nicola Magliulo, fratello dell’ex sindaco Dionigi. Entrambi sono stati riconosciuti responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa per il contributo fornito al clan dei Casalesi, all’epoca guidato da Antonio Iovine.
I giudici della prima sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Filippo Casa, hanno dichiarato infondati i ricorsi presentati dalle difese contro la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. Diventano così definitive le pene inflitte dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e successivamente confermate in secondo grado: 8 anni e 4 mesi di reclusione per Lanza e 8 anni per Magliulo.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, i due avrebbero rappresentato un collegamento stabile tra il clan, l’imprenditoria privata e l’amministrazione comunale di Villa di Briano. Lanza avrebbe operato come imprenditore e intermediario d’affari, mantenendo rapporti soprattutto con Antonio Cerullo e con altri esponenti di primo piano dell’organizzazione criminale.
Magliulo, invece, nella sua funzione di tecnico comunale del settore Urbanistica ed Edilizia, avrebbe agito all’interno dell’ente anche durante il mandato da sindaco del fratello Dionigi. I due avrebbero favorito l’accesso del clan ad appalti, incarichi, pagamenti e operazioni immobiliari e speculative.
La responsabilità degli imputati è stata ricostruita anche attraverso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Iovine, Nicola Schiavone e Bruno Lanza, oltre alle intercettazioni e agli accertamenti della polizia giudiziaria.
Le difese avevano contestato l’attendibilità delle dichiarazioni e la mancanza di riscontri concreti. Per la Cassazione, però, la condotta attribuita ai due imputati rientra pienamente nella fattispecie del concorso esterno in associazione mafiosa, perché avrebbe consentito alla cosca di conservare e rafforzare il controllo economico e territoriale.