Videochiamata dal carcere e 10mila euro alla Madonna, gli intrecci del clan nei crediti fantasma

Casal di Principe/Frignano. Una videochiamata dal carcere mai effettuata e il riferimento a 10mila euro destinati a una manifestazione religiosa a Frignano. Sono alcuni degli elementi che emergono dall’inchiesta della DDA di Napoli sulla presunta frode fiscale realizzata attraverso crediti d’imposta fittizi, vicenda nella quale gli investigatori ipotizzano anche un interesse economico della fazione Schiavone del clan dei Casalesi.

 

Al centro di alcuni passaggi investigativi figura l’imprenditore Franco Cristiano, 42 anni, indagato nel procedimento. Gianluca Bidognetti, detto “Nanà”, figlio di Francesco Bidognetti, non risulta invece indagato nella stessa inchiesta.

 

Secondo quanto emergerebbe da una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza nel settembre del 2022 all’interno dell’auto di Cristiano, quest’ultimo avrebbe raccontato a Giuseppe Del Vecchio, detto “Mandarino” e figlio di Antonio Del Vecchio, di essere stato contattato da Federico Barrino, conosciuto come “Paciotta”.

 

Barrino gli avrebbe riferito della volontà di Gianluca Bidognetti di parlare con lui attraverso una videochiamata mentre si trovava detenuto. Cristiano avrebbe però rifiutato il collegamento per il timore di essere intercettato e di avere nuove conseguenze giudiziarie, pur manifestando la propria disponibilità a un eventuale incontro futuro.

 

Nella stessa conversazione compare anche un altro episodio. Cristiano avrebbe parlato della volontà di fare una “dedica alla Madonna”. Del Vecchio avrebbe quindi indicato la somma di 10mila euro e Frignano come luogo dell’iniziativa. L’imprenditore avrebbe raccontato di essere stato invitato a partecipare pubblicamente, scegliendo però di non presentarsi e di mandare al proprio posto un altro imprenditore dell’Agro aversano. Dal dialogo, tuttavia, non emergerebbe con certezza la destinazione materiale della somma, sebbene il contesto richiamerebbe una manifestazione religiosa.

 

L’indagine coinvolge, oltre a Cristiano, Massimo Bianco, 55 anni, Salvatore Diana, 47, Antonio Di Tella, 49, Carmine Elmo, 62, Antonio Piazza, 48, e Alfredo Temperato, 45 anni.

 

Secondo l’ipotesi accusatoria, il meccanismo avrebbe consentito di generare circa 21 milioni di euro di crediti fiscali inesistenti attraverso l’utilizzo di credenziali SPID di soggetti compiacenti. I crediti sarebbero poi stati ceduti a terzi e il denaro fatto transitare su conti intestati a prestanome. Una parte dei proventi, secondo gli inquirenti, sarebbe stata destinata alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi.

Le contestazioni formulate nell’ambito dell’inchiesta restano allo stato ipotesi accusatorie e dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.

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