Roccaraso, Porsche e cene: così Salzillo ribatte alla Dda. L’interrogatorio

MARCIANISE. È entrato nel merito delle contestazioni, respingendo gli addebiti e fornendo la propria ricostruzione dei rapporti imprenditoriali finiti nell’inchiesta sugli appalti della linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari. Dante Salzillo, rappresentante della Areco srl, assistito dagli avvocati Nicola Russo e Angelo Ruacci, ha risposto alle domande del giudice nel corso dell’interrogatorio preventivo previsto nella giornata di ieri.

L’imprenditore avrebbe affrontato i diversi capitoli indicati dalla Procura di Napoli, cercando di chiarire il contesto nel quale sarebbero maturati fatti che gli inquirenti interpretano come parte di un presunto sistema finalizzato a favorire la sua società nei cantieri. Salzillo ha contestato questa lettura, ribattendo punto per punto alle accuse e prendendo le distanze da qualsiasi ipotesi di collegamento o agevolazione alla criminalità organizzata.

Tra le contestazioni figurano quelle relative all’impiego di lavoratori stranieri che, secondo l’accusa, sarebbero stati privi del necessario permesso di soggiorno. Gli investigatori ipotizzano inoltre carenze nella formazione sulla sicurezza e condizioni lavorative caratterizzate da orari prolungati, retribuzioni inferiori ai minimi e mancato rispetto dei riposi. Si tratta di addebiti ancora da verificare nel contraddittorio tra le parti.

Un ulteriore filone riguarda il trasferimento all’estero di circa 300mila euro. Per la Procura, il denaro sarebbe stato movimentato attraverso fatture riferite a operazioni ritenute inesistenti. Anche su questo aspetto Salzillo avrebbe illustrato la propria versione.

Nel provvedimento vengono poi elencate alcune presunte utilità riconosciute a persone impegnate nella gestione dei cantieri: l’uso per alcuni giorni di una Porsche Macan, una somma non quantificata, cuffie bluetooth da 173,99 euro e uno smartphone del valore di almeno 1.029 euro. Viene citata anche un’operazione immobiliare riguardante un appartamento a Roccaraso, indicato al prezzo di 38mila euro, con un bonifico di 18.300 euro, oltre al pagamento di una cena da 150 euro. La difesa contesta che tali circostanze possano assumere il significato attribuito dagli inquirenti.

Ha risposto alle domande anche Giandomenico Colella (difeso da Nando Letizia), collaboratore della società, che ha a sua volta respinto le contestazioni e chiarito la propria posizione. Gli interrogatori degli altri destinatari della richiesta cautelare proseguono. Ha charito la sua posizione anche Domenico Di Lillo, difeso dall’avvocato Nicola Musone. Il collegio difensivo è formato dagli avvocati Angelo Raucci, Nicola Russo, Nando Letizia, Domenico Cesaro e Nicola Musone. Le accuse restano sottoposte alla valutazione del giudice e vale per tutti la presunzione di innocenza.

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