Marcianise. «Se ci controllano ci uccidono». È una delle frasi attorno alle quali si concentrano gli approfondimenti investigativi sul presunto impiego irregolare di lavoratori extracomunitari nei cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari. L’ipotesi contestata, allo stato degli atti, riguarda l’impiego di operai che sarebbero stati privi di regolare permesso di soggiorno.
Secondo quanto riportato nella richiesta di applicazione delle misure cautelari, l’attenzione degli investigatori si sarebbe soffermata su alcune conversazioni telefoniche intercorse nel febbraio 2024. In una di queste, Dante Salzillo sarebbe stato informato da Giandomenico Colella di problemi relativi alla documentazione di alcuni dipendenti.
Colella, parlando di un lavoratore indicato come “Salah”, avrebbe affermato: «Eh, ora sto… sto risolvendo io con… con la dottoressa… col primo dirigente qua a Caserta». La documentazione in fotocopia esibita dagli operai al momento dell’assunzione, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe potuto determinare conseguenze penali fino alla presunta configurazione del «reato di favoreggiamento all’introduzione clandestina».
È in questo contesto che compare il passaggio ritenuto particolarmente significativo dagli inquirenti. Salzillo avrebbe manifestato preoccupazione per un’eventuale verifica, pronunciando la frase: «Io ho capito una cosa… quelli lì… domani mattina… domani mattina… se viene un controllo ci uccidono… li arrestano».
Dagli approfondimenti riportati negli atti emergerebbe inoltre che alcuni lavoratori, ogni volta che venivano assunti, sarebbero risultati «sistematicamente sprovvisti di permessi di soggiorno» e dei rispettivi codici fiscali. In una circostanza, sempre secondo l’impostazione investigativa, “Salah” avrebbe inserito la fotografia dello stesso soggetto extracomunitario su tre documenti intestati a persone diverse.
Un ulteriore passaggio riguarda l’accesso eseguito il 28 febbraio 2024 dal Gruppo interforze presso un cantiere della Nacav. In alcune comunicazioni intercettate sarebbe stato segnalato un controllo in corso e la presenza soltanto di quattro dipendenti dell’Areco. Una dipendente avrebbe riferito di essersi recata sul posto per risolvere il problema, facendo «bigiare tutti gli altri dipendenti».
Le circostanze descritte rappresentano la tesi dell’accusa e dovranno essere sottoposte al vaglio del giudice nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.