
Marcianise. L’inchiesta sugli appalti dell’Alta velocità Napoli-Bari apre uno squarcio sui rapporti che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, avrebbero collegato ambienti imprenditoriali e soggetti ritenuti vicini al clan Belforte. Al centro del retroscena ci sono soprattutto i contatti tra Camillo Belforte, detto “Pisiello”, figlio del boss Domenico Belforte, e Dante Salzillo, imprenditore legato alla società Areco.
La ricostruzione degli investigatori si basa su telefonate, messaggi e incontri registrati tra maggio e luglio 2025. Secondo l’ipotesi accusatoria, Belforte avrebbe indicato a Salzillo imprenditori da mettere in contatto con figure operative nei cantieri e nelle grandi commesse.
Tra i nomi compare Francesco Giacco, 45enne di Frattaminore attivo nel settore impiantistico. Il 13 giugno Belforte lo avrebbe presentato a Salzillo, che successivamente gli avrebbe fornito i riferimenti di Antonio Donadio, procurement manager di Webuild, e di Angelo Onorini, del Consorzio Telese e non indagato, suggerendogli di presentarsi come un suo amico.
Pochi giorni dopo Giacco sarebbe stato segnalato anche a Franco Pierluigi Notarpietro per un possibile lavoro a Salerno da circa 500mila euro. L’operazione non sarebbe andata avanti e la ricerca di altre imprese sarebbe proseguita.
È qui che entrano nel retroscena Franco Manno, 40enne di Frignano, e Gianfranco Gaudiano, 51enne di Marcianise. Il contatto di quest’ultimo sarebbe stato trasmesso a Notarpietro il 30 giugno.
Per la Dda, dunque, sarebbe emerso un meccanismo nel quale Belforte indicava persone e imprese mentre Salzillo metteva a disposizione la propria rete di conoscenze. Gli investigatori riferiscono anche di incontri nei bar di Marcianise durante i quali i due avrebbero discusso di lavori, finanziamenti e pagamenti.
Nell’inchiesta, che complessivamente coinvolge 49 persone, Camillo Belforte è accusato di associazione mafiosa, mentre Dante Salzillo, Francesco Giacco, Franco Manno e Gianfranco Gaudiano rispondono dell’ipotesi di concorso esterno. Antonio Donadio è invece accusato di corruzione.
Si tratta, allo stato, di contestazioni formulate dalla Procura e ancora sottoposte al vaglio giudiziario. Le richieste cautelari non equivalgono ad arresti già disposti e tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

