Rimborso 730 in ritardo: ecco perché può arrivare fino a marzo 2027

NAZIONALE – Chi attende il rimborso del 730 con impazienza dovrebbe sapere che, in alcuni casi, i tempi possono allungarsi ben oltre l’estate. Normalmente il conguaglio arriva tra i mesi estivi e l’inizio dell’autunno – in busta paga per i dipendenti, sul cedolino per i pensionati – ma esistono situazioni in cui il pagamento slitta fino a marzo 2027, senza che ciò significhi necessariamente un disservizio o un errore burocratico.

Tra i principali fattori che possono causare il ritardo ci sono i crediti IRPEF superiori a 4.000 euro, la presenza di elementi ritenuti incoerenti nella dichiarazione, la mancanza di un sostituto d’imposta e l’esistenza di debiti iscritti a ruolo. In tutti questi casi, l’Agenzia delle Entrate può attivare controlli preventivi prima di procedere all’erogazione.

L’Agenzia effettua verifiche automatiche – confrontando i dati dichiarati con quelli dell’Anagrafe Tributaria – oppure formali, esaminando direttamente la documentazione relativa a spese e detrazioni. Se emergono ulteriori anomalie, possono essere richiesti approfondimenti aggiuntivi. Secondo l’articolo 5, comma 3-bis, del decreto legislativo 175 del 21 novembre 2014, l’Agenzia ha quattro mesi di tempo dalla scadenza di presentazione della dichiarazione per completare questi controlli, ma il pagamento deve comunque avvenire entro sei mesi dalla stessa scadenza.

Un rimborso superiore a 4.000 euro può finire sotto controllo preventivo anche quando è pienamente legittimo, magari perché deriva dal cumulo di più detrazioni. Non si tratta però di un blocco automatico: se le verifiche non rilevano anomalie, il pagamento può comunque arrivare regolarmente.

Anche le modifiche apportate al modello precompilato predisposto dall’Agenzia possono comportare controlli più approfonditi, soprattutto quando le informazioni inserite non risultano coerenti con quelle già in possesso del Fisco. Tra gli elementi che destano maggiore attenzione ci sono forti differenze tra le spese dichiarate e quelle registrate nell’Anagrafe Tributaria, detrazioni sproporzionate rispetto al reddito dichiarato e crediti degli anni precedenti non ancora verificati.

Chi non ha un datore di lavoro o un ente pensionistico che possa effettuare il conguaglio riceve il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate, generalmente tramite accredito sul conto indicato, con tempi più lunghi rispetto al conguaglio in busta paga. Una dichiarazione presentata durante l’estate o vicino alla scadenza può quindi portare il pagamento ai primi mesi del 2027, soprattutto se si aggiungono ulteriori verifiche.

Anche la presenza di debiti con l’agente della riscossione può incidere sui tempi. Se il contribuente ha cartelle esattoriali non pagate superiori a 1.500 euro, il rimborso può essere utilizzato per compensare il debito. In caso di mancata accettazione della compensazione o se sono necessari ulteriori accertamenti sulla posizione debitoria, il pagamento resta sospeso fino alla definizione della pratica.

Per ridurre il rischio di ritardi, quando i dati risultano corretti conviene accettare la dichiarazione precompilata senza modifiche, beneficiando delle semplificazioni previste per i controlli documentali. Se invece è necessario correggere o integrare il modello, è preferibile rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato, che può verificare la documentazione e apporre il visto di conformità. Va comunque precisato che queste accortezze non escludono i controlli preventivi sui crediti superiori a 4.000 euro, che l’Agenzia delle Entrate può effettuare indipendentemente dalla modalità con cui è stato presentato il 730.

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