CASAPESENNA. Il servizio delle tumulazioni nel cimitero comunale sarebbe finito al centro degli interessi di Costantino Garofalo, indagato per associazione mafiosa e ritenuto dagli investigatori vicino al gruppo Zagaria. È quanto emerge dall’inchiesta della Dda che nel luglio scorso ha portato Garofalo in carcere insieme ad altri sette indagati.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo avrebbe lavorato per raccogliere consensi in occasione delle elezioni comunali del 2024 e, subito dopo la chiusura delle urne, avrebbe manifestato l’interesse a ottenere il servizio relativo alle tumulazioni.
Un passaggio ritenuto significativo dagli investigatori risale alla notte del 10 giugno 2024. Durante una conversazione intercettata in automobile con un esponente politico locale, che non risulta indagato, Garofalo avrebbe chiesto garanzie affinché il bando relativo al servizio cimiteriale non gli sfuggisse.
L’interesse sarebbe stato legato all’attività nel settore delle pompe funebri gestita dall’indagato a Casapesenna. Garofalo avrebbe inoltre manifestato preoccupazione per l’eventuale ingresso di altre imprese nel settore. Nell’inchiesta è accusato anche di concorrenza illecita aggravata dal metodo mafioso in relazione al business funerario.
La questione sarebbe tornata d’attualità il 29 luglio 2024, dopo le elezioni, durante un incontro all’interno del Municipio. Anche questa conversazione è stata captata dai carabinieri. Nel corso del confronto sarebbe stata affrontata la necessità di regolarizzare il servizio attraverso una manifestazione di interesse alla quale Garofalo avrebbe avuto intenzione di partecipare.
La procedura, secondo quanto riportato, sarebbe stata successivamente avviata, senza però ricevere candidature e senza arrivare all’affidamento del servizio a una società esterna.
Per gli investigatori, i due episodi rappresenterebbero elementi utili a ricostruire il presunto tentativo di Garofalo di influenzare alcune scelte dell’amministrazione dopo aver contribuito alla raccolta dei voti.
Gli esponenti politici citati nelle attività investigative non risultano indagati per questi fatti. Le conversazioni riportate negli atti non hanno determinato, allo stato, contestazioni nei loro confronti. Per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.