NAZIONALE – Centinaia di migliaia di automobilisti si preparano a fare i conti con una nuova stretta sulla circolazione. Dal 1° ottobre 2026, salvo sorprese dell’ultimo minuto, torna in vigore il divieto per le auto diesel Euro 5 in diverse regioni settentrionali, dopo il rinvio deciso lo scorso anno.
Le limitazioni riguarderanno prioritariamente i centri urbani con più di 100.000 abitanti e i relativi agglomerati – una platea più ristretta rispetto ai piani iniziali, che avrebbero coinvolto anche i comuni sopra i 30.000 residenti. Il blocco dovrebbe interessare i veicoli diesel immatricolati tra il 2011 e l’agosto 2015, con un impatto diretto stimato su almeno 150.000 automobili.
Secondo un’analisi di CarFax sui controlli targa effettuati nei primi mesi del 2026, i nuovi divieti riguarderebbero quasi un’auto su sette nel Nord Italia, circa il 14% dei veicoli controllati, con un’età media di 12 anni e una percorrenza media di 146.000 km. Per chi possiede una di queste vetture, il blocco significa nella pratica non poter più circolare liberamente nei giorni feriali nelle città coinvolte, trasformando spostamenti quotidiani come andare al lavoro o fare la spesa in un problema concreto. Chi verrà sorpreso a circolare nelle zone e negli orari vietati rischia una sanzione amministrativa.
Non tutte le regioni si trovano però nella stessa situazione. Il Piemonte è riuscito a evitare il blocco grazie a un pacchetto di misure alternative: uno stanziamento di 14 milioni di euro per incentivare l’uso di biocarburanti HVO sul trasporto pubblico e sui veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6, con contributi tra 50 e 100 euro l’anno erogati tramite carte carburante dedicate dall’inverno 2026, oltre a ulteriori 14,4 milioni destinati alla manutenzione di impianti di riscaldamento datati e all’installazione di nuovi sistemi a biomassa.
Sulla scia del Piemonte, anche Veneto ed Emilia-Romagna si stanno muovendo in questa direzione. A inizio agosto la giunta veneta ha approvato una delibera che avvia l’iter per sospendere il divieto previsto dal 1° ottobre. La normativa lascia infatti alle Regioni un margine di flessibilità, permettendo di proporre misure compensative – come il potenziamento del trasporto pubblico o interventi di efficientamento energetico – in alternativa alle restrizioni dirette sulla circolazione. Per Veneto ed Emilia-Romagna, tuttavia, la situazione non è ancora del tutto definita.
Diverso il discorso per la Lombardia, che al momento conferma l’intenzione di procedere con il blocco dal 1° ottobre, senza aver individuato le stesse misure compensative adottate da Piemonte e, probabilmente, Veneto. Una scelta che rischia di pesare in modo significativo sul mercato dell’usato lombardo, dove i diesel Euro 5 rappresentano da sempre una quota consistente delle vetture in circolazione.