NAZIONALE – Un uomo di 49 anni è stato bloccato dai Carabinieri qualche giorno fa a Cesano, nell’hinterland romano, mentre tentava di recuperare 50 euro rimasti incastrati in un bancomat che aveva precedentemente manomesso. L’episodio riporta l’attenzione su una tecnica di truffa tutt’altro che nuova ma ancora capace di mietere vittime tra chi si reca allo sportello per un semplice prelievo: il cash trapping.
A differenza degli attacchi informatici o dei malware che colpiscono i circuiti bancari, questa truffa si basa su un intervento fisico piuttosto rudimentale. I malviventi inseriscono nella bocchetta di erogazione del contante un piccolo dispositivo – spesso una linguetta metallica o una placca fissata con nastro biadesivo – costruito apposta per confondersi con la struttura dello sportello e non destare sospetti.
Chi utilizza il bancomat non nota nulla di anomalo durante l’operazione: la carta viene letta, il PIN digitato, la transazione confermata regolarmente. Il problema si manifesta solo alla fine, quando le banconote, anziché uscire normalmente, restano bloccate nella fessura manomessa. Sul display l’operazione risulta comunque conclusa correttamente, e questo porta l’utente a pensare di trovarsi davanti a un semplice malfunzionamento del sistema.
È proprio in questo momento che la truffa si completa: convinto dell’errore tecnico, il cliente tende ad allontanarsi, magari per rivolgersi a un altro sportello o per contattare la banca in un secondo momento. I truffatori, che nel frattempo restano nei paraggi in attesa, si guadagnano così il tempo necessario per forzare il dispositivo e impossessarsi del denaro rimasto intrappolato.