Caserta. Dopo quattro anni alla guida del Comando provinciale dei Carabinieri di Caserta, il colonnello Manuel Scarso lascia la città per assumere a Roma l’incarico di Capo dell’Ufficio Stampa del Comando Generale. Nel suo bilancio sottolinea il lavoro svolto nel contrasto alla criminalità organizzata, nella prevenzione e nel rapporto quotidiano con i cittadini.
Particolare attenzione è stata dedicata alle nuove forme di infiltrazione della camorra nel tessuto economico e nelle pubbliche amministrazioni, attraverso indagini patrimoniali e un costante raccordo tra istituzioni. Di Caserta porterà con sé soprattutto le persone incontrate e l’esperienza maturata in un territorio complesso ma ricco di energie sane.
Dal 15 settembre 2022, giorno dell’insediamento del colonnello Manuel Scarso alla guida del Comando provinciale dei Carabinieri di Caserta, fino ad oggi, l’attività dell’Arma sul territorio provinciale ha fatto registrare numeri particolarmente significativi.
Nel corso dei quattro anni sono stati eseguiti circa 5mila arresti in flagranza di reato e sono state denunciate in stato di libertà circa 22mila persone. Sul fronte dei delitti più gravi, nello stesso periodo sono stati consumati 20 omicidi volontari: tutti i casi sono stati scoperti e, secondo il bilancio tracciato dall’Arma, i responsabili sono stati individuati e arrestati.
Uno dei fronti centrali dell’attività del Comando provinciale è stato quello del contrasto alla criminalità organizzata. Nell’ambito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i Carabinieri di Caserta hanno eseguito complessivamente 324 arresti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare.
Una lunga serie di operazioni che ha interessato non soltanto il clan dei Casalesi e le sue diverse articolazioni, ma anche altre organizzazioni attive sul territorio provinciale, con indagini per associazione mafiosa, estorsioni, usura, traffico di droga, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, armi e infiltrazioni nel tessuto economico.
Pochi giorni dopo l’insediamento di Scarso, il 28 settembre 2022, furono eseguite 18 misure cautelari nell’ambito di un’indagine su un’associazione accusata di favorire l’ingresso e la permanenza irregolare di cittadini stranieri attraverso matrimoni di comodo: circa 40 quelli ricostruiti dagli investigatori.
Il 13 ottobre seguirono 14 misure per traffico di sostanze stupefacenti, mentre il 22 novembre arrivò una delle operazioni più rilevanti di quell’anno: 39 misure cautelari per associazione mafiosa, estorsione, ricettazione e usura, con contestazioni aggravate dal metodo mafioso e riferimenti alle fazioni Schiavone e Bidognetti del clan dei Casalesi.
Nel gennaio 2023 furono eseguite otto misure cautelari per traffico di droga e altre quattro nell’ambito di un’inchiesta per estorsioni aggravate dal metodo mafioso e sul presunto tentativo di ricostituzione del clan Ligato.
A marzo seguirono 14 arresti per traffico di stupefacenti, mentre il 19 aprile furono 28 le misure cautelari eseguite per associazione finalizzata al traffico di droga, usura ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso, in un’inchiesta che riguardava il gruppo Belforte-Mazzacane.
Il 23 maggio altre dieci misure colpirono presunte attività estorsive ai danni di imprenditori dei settori caseario, edile e nautico della provincia, con riferimento al clan dei Casalesi.
Nel marzo 2024 furono eseguite 11 misure cautelari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti nell’ambito di un’indagine sul gruppo Gagliardi.
Il 2 aprile venne eseguito un provvedimento nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Giuseppe Macone, mentre il 9 luglio cinque persone furono raggiunte da misure cautelari per estorsione, danneggiamento, incendio e usura ai danni di imprenditori dell’agro aversano.
Particolarmente rilevante l’operazione del 3 settembre, con 42 misure cautelari per associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione di armi e traffico di stupefacenti, con indagini concentrate soprattutto sui territori di Teverola e Carinaro e sul gruppo Picca-Di Martino.
Pochi giorni dopo, il 14 settembre, altre 14 misure furono eseguite nell’ambito di un’inchiesta sul clan dei Casalesi, fazione Schiavone, per fatti contestati nei territori di Grazzanise, Santa Maria la Fossa, Vitulazio, Capua, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere e Casal di Principe.
Nel 2025 l’attività investigativa è proseguita con numerosi interventi. Il 7 aprile furono eseguite cinque misure cautelari per associazione mafiosa, estorsione aggravata e concorso esterno, in un’indagine riguardante le fazioni Schiavone-Bidognetti.
Il 16 luglio altre due misure furono eseguite per riciclaggio, autoriciclaggio ed estorsione aggravati dal metodo mafioso, mentre il primo settembre tre persone furono raggiunte da provvedimenti per riciclaggio e autoriciclaggio, con il sequestro anche di un terreno nell’agro di Grazzanise.
Il 9 settembre furono invece 17 le misure eseguite nell’ambito di un’indagine per corruzione, turbata libertà degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio.
Tra settembre e dicembre seguirono altre operazioni per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico di stupefacenti e attività riconducibili, secondo le contestazioni investigative, al clan Ligato-Lubrano e ad articolazioni del clan dei Casalesi.
Il 22 dicembre furono eseguite cinque misure per associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, truffa e traffico di stupefacenti. Cinque giorni più tardi altre due persone furono raggiunte da provvedimenti per estorsione e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso.
Anche nel 2026 sono proseguite le operazioni coordinate dalla Dda di Napoli. Il 2 febbraio due persone furono raggiunte da misure cautelari per sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni, rapina e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, nell’ambito di un’indagine su un gruppo riconducibile alla mafia nigeriana Eiye.
L’11 febbraio furono eseguite 21 misure per associazione mafiosa, estorsione, incendio, armi e droga, mentre il 30 marzo arrivò una delle operazioni più consistenti dell’intero periodo: 23 misure cautelari per associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, armi e stupefacenti, con riferimento alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
L’8 giugno quattro persone furono raggiunte da misure nell’ambito di un’indagine su presunte intimidazioni nei confronti di un ex collaboratore di giustizia e dei suoi familiari.
L’8 luglio furono poi eseguite otto misure per associazione mafiosa, pubblica intimidazione con uso delle armi, illecita concorrenza, estorsione e detenzione di armi ed esplosivi, ancora con riferimento alla fazione Zagaria.
L’operazione più recente riportata nel bilancio risale al 27 luglio 2026, quando cinque persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta per tentato omicidio, pubblica intimidazione con uso delle armi e detenzione e porto di armi, con l’aggravante del metodo mafioso, riconducibile secondo gli investigatori al clan Autiero.
Numeri e operazioni che restituiscono il quadro di quattro anni di intensa attività investigativa e di controllo del territorio, durante i quali il Comando provinciale dei Carabinieri di Caserta ha operato su più fronti: dalla criminalità comune alle emergenze quotidiane, fino alle indagini più complesse coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.
Un periodo nel quale il contrasto alle organizzazioni criminali si è concentrato sempre più anche sui patrimoni, sulle attività economiche, sulle infiltrazioni negli appalti e sui tentativi dei clan di ricostruire reti e relazioni nel tessuto produttivo e amministrativo della provincia.