Voti in vendita, clan fa man bassa: alle Comunali una preferenza schizza a 100 euro

CASAPESENNA. Il presunto prezzo dei voti avrebbe risentito dell’aumento del costo della vita. È quanto emerge da una conversazione intercettata il 16 maggio 2024, poche settimane prima delle elezioni comunali di Casapesenna, e confluita in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

A parlare era Raffaele Nobis, coinvolto nel procedimento con accuse, a vario titolo, di associazione mafiosa, detenzione di armi, concorrenza illecita aggravata dal metodo mafioso ed estorsione. L’accusa associativa formulata nei suoi confronti è stata successivamente annullata, sotto il profilo cautelare, dal Tribunale del Riesame.

Nobis stava partecipando a un incontro al quale era presente anche il genero Costantino Garofalo. Il colloquio, registrato attraverso il telefono utilizzato da quest’ultimo, è stato acquisito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta.

Durante la discussione, Nobis, presentando il proprio ragionamento come una semplice ipotesi, avrebbe affermato che 750 euro non sarebbero stati più sufficienti per ottenere quindici voti. Per raggiungere quello stesso numero di preferenze, secondo il discorso intercettato, sarebbero serviti 1.500 euro.

Il presunto valore attribuito a ogni singolo voto sarebbe quindi passato da 50 a 100 euro. Gli interlocutori collegavano tale aumento alla perdita del potere d’acquisto e alla crescita delle spese quotidiane. Una sorta di “inflazione del consenso”, dunque, che avrebbe raddoppiato il prezzo ipotizzato per condizionare la scelta degli elettori.

L’indagine, coordinata dai magistrati Vincenzo Ranieri, Vincenzo Toscano e Alfredo Gagliardi della Dda di Napoli, ha portato al fermo di Garofalo, Raffaele e Aldo Nobis e di altre cinque persone. Alcuni provvedimenti sono stati successivamente annullati o modificati dal Riesame: Aldo Nobis è tornato libero, mentre Garofalo resta detenuto.

Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe operato in diversi settori illeciti e mostrato interesse anche per le dinamiche elettorali. Il voto di scambio, tuttavia, non figura tra i reati contestati. Le circostanze contenute negli atti restano ipotesi da verificare nel processo e tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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