Santa Maria Capua Vetere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da L.L., 57 anni, di Caivano, ex dipendente di uno studio notarile di Santa Maria Capua Vetere, condannata per aver sottratto oltre 473mila euro dai conti correnti relativi alle procedure esecutive gestite dallo studio. Con la pronuncia della Suprema Corte, la condanna nei confronti della donna diventa definitiva.
La vicenda riguarda fatti avvenuti tra il 2012 e il 2017. La 57enne, nell’ambito delle proprie mansioni, si occupava delle operazioni bancarie collegate alle procedure esecutive. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, avrebbe approfittato del rapporto di fiducia instaurato sul posto di lavoro facendosi consegnare distinte di pagamento firmate in bianco.
I documenti sarebbero stati successivamente compilati per trasferire denaro verso conti di terzi oppure per ottenere assegni circolari. Il sistema prevedeva anche una serie di giroconti tra conti riferibili a differenti procedure esecutive, operazioni che avrebbero consentito di nascondere gli ammanchi.
La somma complessivamente sottratta è stata quantificata in 473.154,11 euro. Le indagini erano state condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta e avevano coinvolto anche altre tre persone.
In primo grado il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva riqualificato l’accusa da appropriazione indebita a furto aggravato, pronunciando la condanna. Decisione successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Napoli.
La Cassazione ha ora dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. Secondo i giudici, la donna non disponeva autonomamente delle somme presenti sui conti e non aveva poteri di firma, circostanza determinante per qualificare la condotta come furto.
Riconosciuta anche l’aggravante del mezzo fraudolento, legata all’utilizzo delle distinte firmate in bianco e successivamente compilate per modificare la destinazione del denaro.