
Caserta. Il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e casertano d’adozione, ha presentato una denuncia dopo aver ricevuto pesanti insulti e minacce di morte attraverso i social. Paglia, attualmente consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto, sarebbe finito nel mirino dopo alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa sull’europarlamentare Roberto Vannacci.
Secondo quanto reso noto, uno dei messaggi indirizzati al militare conteneva un riferimento esplicito a un’arma: “Se fosse per me basterebbe un 7,62. Canemorto”. Un contenuto ritenuto di estrema gravità e finito all’attenzione delle autorità competenti.
Paglia ha deciso di procedere per vie legali, ribadendo che quanto avviene sul web non può essere considerato privo di conseguenze.
“Nessuna intimidazione, per quanto vile e aggressiva – dichiara Paglia – potrà mai scalfire l’impegno istituzionale, l’onore e la determinazione di chi ha servito e continua a servire lo Stato con totale dedizione. La scelta di adire le vie legali nasce dalla ferma volontà di ribadire che la rete non è una zona franca e che il dibattito pubblico non può mai travalicare nella minaccia fisica e nel reato. La fiducia nelle forze dell’ordine e nella Magistratura è totale: i responsabili di questi attacchi d’odio ne risponderanno direttamente e personalmente nelle sedi opportune. Chi crede di potersi fare scudo dietro uno schermo per intimorirmi dimostra soltanto la propria profonda vigliaccheria, dimenticando che io da soldato non ho paura di niente e di nessuno e la Giustizia farà il suo corso senza esitazioni”.
Immediata la solidarietà del ministro Guido Crosetto, che ha condannato le minacce sottolineando come il dissenso, anche duro, non possa trasformarsi in violenza e intimidazione.
Vicinanza a Paglia è stata espressa anche dalla senatrice casertana Giovanna Petrenga, che ha definito le minacce “ignobili e intollerabili”, auspicando l’individuazione dei responsabili.
Solidarietà anche dal deputato e coordinatore regionale della Lega Gianpiero Zinzi, che ha ricordato come la libertà di espressione non possa significare impunità, esprimendo fiducia nell’attività delle forze dell’ordine e della magistratura.

