Stop alle ruspe nell’azienda bufalina del cugino del boss

 

CASTEL VOLTURNO. Si ferma, almeno per il momento, l’iter per l’abbattimento delle strutture presenti all’interno di un’azienda bufalina di via 1° Maggio, a Castel Volturno, riconducibile a Raffaele Zagaria, cugino del boss dei Casalesi Michele Zagaria.

 

L’ottava sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania ha infatti accolto la richiesta cautelare presentata contro l’ordinanza di demolizione emanata dal Comune, disponendone la sospensione in attesa dell’esame collegiale fissato per settembre.

 

Il provvedimento comunale era arrivato dopo un sopralluogo effettuato nell’ottobre scorso dalla Polizia Municipale. Durante gli accertamenti erano state individuate diverse opere che, secondo quanto contestato, sarebbero state realizzate senza le necessarie autorizzazioni. Nell’area erano presenti strutture in cemento armato, muratura e ferro utilizzate per l’allevamento bufalino e per l’attività agricola, oltre a tre fabbricati destinati ad abitazione, una casa colonica, una sala per la mungitura, un ufficio e un deposito.

 

L’intero complesso si trova inoltre in una zona interessata da vincoli di carattere ambientale, paesaggistico e sismico.

 

Nel corso dei controlli gli agenti avevano anche scoperto un collegamento alla rete della pubblica illuminazione attraverso il quale, secondo gli accertamenti, sarebbe stata fornita energia elettrica all’azienda. La vicenda aveva portato al sequestro di un’area superiore ai 10mila metri quadrati e alla denuncia di Zagaria per le ipotesi di reato contestate, tra cui furto aggravato, violazioni edilizie e ambientali.

 

Successivamente il Comune aveva ordinato la demolizione delle opere e il ripristino dello stato originario dei luoghi.

 

Contro tale decisione è stato presentato ricorso al Tar dagli avvocati Paolo Raimondo e Dario Di Nardo. La difesa sostiene che alcuni dei manufatti risalirebbero a prima del 1967 e che, pertanto, la situazione urbanistica debba essere valutata diversamente, anche sotto il profilo di un’eventuale sanatoria.

 

I giudici amministrativi hanno ritenuto necessario congelare temporaneamente l’ingiunzione, considerando le conseguenze che una demolizione immediata potrebbe produrre prima della definizione della fase cautelare.

 

La questione tornerà quindi davanti al Tar nel mese di settembre, quando sarà esaminata collegialmente la richiesta di sospensione.

 

 

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