Casalesi, 2 pentiti ridisegnano equilibri e ruoli degli Schiavone

 

CASAL DI PRINCIPE. Le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia aprono un nuovo fronte investigativo sui possibili assetti della fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Al centro dei verbali compare il nome di Antonio Cangiano, indicato nei racconti dei pentiti come una figura che avrebbe avuto un ruolo nella presunta riorganizzazione del gruppo. Circostanze che, tuttavia, necessitano di riscontri e che, allo stato, non avrebbero determinato contestazioni formali nei suoi confronti nelle recenti indagini citate.

 

A fare riferimento a Cangiano è stato innanzitutto Mario Iavarazzo, collaboratore di giustizia dal 2020 e in passato indicato come uomo vicino alla fazione Schiavone. Secondo quanto avrebbe raccontato agli investigatori, Cangiano e Vincenzo Cantiello si sarebbero interessati alla ricostruzione della rete del gruppo, anche attraverso la ricerca di nuovi soggetti da coinvolgere.

 

Le dichiarazioni sono finite negli atti dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Pasquale Apicella, conosciuto come “’o Bellom” e cognato di Cantiello.

 

Ulteriori elementi emergono dalle dichiarazioni di Vincenzo D’Angelo, genero di Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”. Nel descrivere ai magistrati della Dda i presunti equilibri interni al clan, D’Angelo avrebbe riferito che, durante la fase riconducibile alla gestione di Giovanni Della Corte, la cassa della famiglia Schiavone sarebbe stata affidata a Cangiano, conosciuto con il soprannome di “’o scimuognolo”.

 

Per il periodo tra il 2021 e il 2022, invece, secondo la ricostruzione del collaboratore, la gestione operativa sarebbe stata nelle mani di Nicola Pezzella, detto “Palummiello”, mentre Emanuele Libero Schiavone era detenuto e sul territorio era presente il fratello Ivanhoe.

 

I verbali di D’Angelo sono confluiti anche nell’indagine sul gruppo Russo-Schiavone che, il 7 luglio 2026, ha portato la Dia di Napoli all’esecuzione di 22 misure cautelari per diverse ipotesi di reato, tra cui associazione mafiosa, riciclaggio, estorsione e intestazione fittizia di beni.

 

Le dichiarazioni dei collaboratori restano materiale investigativo da verificare. Cangiano, rispetto alle ipotesi riportate, non risulta destinatario di contestazioni nei due procedimenti richiamati e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

 

 

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