
CASERTA. Scattano i sigilli a due distributori di carburante in Piemonte, ma nell’inchiesta che ha portato alla chiusura degli impianti emerge con forza la pista casertana. Al centro degli accertamenti c’è infatti una società svizzera, proprietaria dal 2025 delle stazioni di servizio di Biella e Mongrando, raggiunta da un’interdittiva antimafia dopo le verifiche sui rapporti commerciali intrattenuti in Italia.
Guardia di Finanza e personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno dato esecuzione ai provvedimenti di revoca delle licenze fiscali, apponendo i sigilli a quattro colonnine per l’erogazione del carburante e a nove cisterne utilizzate dai due impianti.
Il punto centrale della vicenda riguarda però i collegamenti imprenditoriali emersi durante l’istruttoria condotta dalla Prefettura di Roma. Secondo quanto ricostruito, la società con sede in Svizzera avrebbe svolto la propria attività esclusivamente in Italia e avrebbe intrattenuto rapporti commerciali con aziende già destinatarie di analoghe misure antimafia o comunque riconducibili a un gruppo familiare di imprenditori originario del Casertano.
Proprio attorno a questo gruppo, stando agli elementi raccolti nell’ambito del procedimento amministrativo, sarebbero stati individuati quelli che vengono definiti «sistematici e ripetuti collegamenti con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata». Un quadro ritenuto sufficientemente significativo dalla Prefettura per adottare l’interdittiva antimafia nei confronti della società svizzera.
Il provvedimento prefettizio ha successivamente prodotto conseguenze anche a livello locale. I Comuni di Biella e Mongrando hanno dichiarato la decadenza delle autorizzazioni amministrative e disposto la chiusura delle attività.
L’ultimo passaggio è arrivato con l’intervento congiunto delle Fiamme Gialle e dell’Adm, che ha reso materialmente operative le misure attraverso la revoca delle licenze fiscali e la chiusura dei distributori.
Una vicenda partita dal Piemonte ma che riporta dunque l’attenzione nel Casertano, attraverso i rapporti economici ricostruiti dagli investigatori e i collegamenti attribuiti al gruppo imprenditoriale finito al centro degli accertamenti antimafia.

