Trentola Ducenta. Resta in carcere Armando Casanova, 44 anni, arrestato nei giorni scorsi nell’ambito di un’indagine che riguarda una serie di presunte condotte ai danni dei genitori. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, Vincenzo Saladino, ha respinto la richiesta di sostituzione della misura cautelare avanzata dalla difesa dell’indagato, rappresentata dall’avvocato Pasquale Delisati.
Casanova era stato raggiunto l’11 agosto 2026 dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Due giorni dopo, il 13 agosto, si è svolto l’interrogatorio di garanzia.
Davanti al gip l’indagato ha sostanzialmente negato gli addebiti, fornendo una ricostruzione differente dei rapporti familiari. In particolare, ha sostenuto che le liti con i genitori sarebbero state spesso innescate dal padre e ha contestato anche la circostanza secondo cui i familiari sarebbero arrivati a dormire nel negozio di famiglia per timore per la propria incolumità.
Al termine dell’interrogatorio la difesa ha chiesto una misura meno afflittiva: il divieto di avvicinamento alle persone offese oppure, in alternativa, gli arresti domiciliari in un appartamento indicato dall’indagato a Trentola Ducenta.
Il pubblico ministero ha espresso parere contrario. Sul possibile domicilio sono stati effettuati anche accertamenti dai Carabinieri della Stazione di Trentola Ducenta. Secondo quanto riportato nel provvedimento, nessuno degli abitanti dello stabile avrebbe dichiarato di essere disponibile ad accoglierlo per l’esecuzione dei domiciliari.
Il gip ha quindi ritenuto che non fossero emersi elementi nuovi tali da modificare il quadro cautelare già delineato nell’ordinanza dell’11 agosto. Nel provvedimento vengono richiamate le dichiarazioni delle persone offese, la documentazione sanitaria e fotografica e i numerosi interventi di polizia giudiziaria registrati nel corso dei mesi.
Ritenuto non adeguato anche il divieto di avvicinamento, il giudice ha confermato la custodia cautelare in carcere, considerandola allo stato l’unica misura idonea a fronteggiare le esigenze cautelari. Restano naturalmente ferme la presunzione di innocenza e la necessità dell’accertamento definitivo delle responsabilità nelle successive fasi del procedimento.