CASAPESENNA. Un investimento nel settore delle onoranze funebri e una trattativa immobiliare da centinaia di migliaia di euro finiscono al centro dell’inchiesta che coinvolge Costantino Garofalo, finito in carcere con l’accusa di essere alla guida di una presunta compagine criminale collegata al clan Zagaria.
Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri di Caserta e contenuta negli atti dell’indagine, Garofalo avrebbe progettato l’acquisto di un immobile da trasformare in una casa funeraria. Una vicenda nella quale gli investigatori inseriscono anche i rapporti attribuiti al giovane e al suocero Raffaele Nobis con Carmine Zagaria, fratello del boss Michele Zagaria.
Il 9 aprile 2024, mentre si trovava in automobile con Nobis e P.M., quest’ultimo estraneo all’inchiesta, Garofalo avrebbe discusso dell’acquisto di uno stabile valutato circa 180mila euro. La cifra complessiva dell’operazione sarebbe però salita a 220mila euro a causa di ulteriori 40mila euro richiesti per l’intermediazione da un soggetto indicato nelle conversazioni come “Ciccia”.
Proprio questa somma avrebbe provocato la reazione di Nobis. Secondo gli investigatori, il suocero avrebbe suggerito a Garofalo di coinvolgere lo zio F.G., non indagato, e soprattutto di rivolgersi a “Carminuccio”, identificato dagli inquirenti in Carmine Zagaria. L’intenzione sarebbe stata quella di sfruttare i rapporti esistenti tra le famiglie per evitare il pagamento dell’intermediazione.
Due giorni dopo Nobis avrebbe nuovamente domandato al genero se fosse riuscito a incontrare “Carminuccio”. Garofalo avrebbe risposto negativamente. Per gli investigatori, questo scambio sarebbe indicativo della preferenza per incontri diretti rispetto a comunicazioni telefoniche o tramite messaggi.
Un ulteriore episodio risale al giugno 2024, in occasione della morte del cognato di Carmine Zagaria. Garofalo avrebbe avuto un contatto telefonico diretto con Zagaria e si sarebbe poi interessato all’organizzazione del funerale e al trasferimento della salma presso una casa funeraria di Aversa.
Sono elementi che, secondo l’impostazione investigativa, contribuirebbero a delineare rapporti non occasionali tra Garofalo, Nobis e Carmine Zagaria.
L’inchiesta, coordinata dai pm Vincenzo Toscano, Alfredo Gagliardo e Vincenzo Ranieri, ha portato complessivamente a otto misure cautelari. Il Riesame ha confermato la misura nei confronti di Garofalo, mentre ha annullato quella disposta per Nobis. A entrambi viene contestata l’associazione mafiosa. Accuse e ricostruzioni restano comunque da verificare nel prosieguo del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.